Rovigo, morta donna stuprata e picchiata da due nordafricani

polizia

Morta circa un mese fa M. M., la cinquantenne italiana con problemi psichiatrici che lo scorso luglio era rimasta vittima di un terribile episodio di lesioni personali e violenza sessuale nella zona della stazione ferroviaria (foto) di Rovigo. La donna — che di recente dimorava sempre in Polesine a Loreo — oltre che patologie mentali aveva anche problemi di salute che hanno minato la sua già fragile persona.

L’episodio, uno stupro di gruppo del quale era rimasta vittima la donna, risale alla notte tra il 13 e 14 luglio scorso. M. M. sarebbe stata intercettata da un marocchino e portata all’interno di uno stabile abbandonato situato nei pressi della stazione dei treni di Rovigo. Qui sarebbe stata picchiata, con una prognosi di una quarantina di giorni per le lesioni.
L’incubo non si sarebbe concluso con le botte: la violenza sessuale, compiuta dallo straniero assieme ad un giovane egiziano, sarebbe invece avvenuta all’interno della stazione ferroviaria in un secondo momento dopo l’aggressione.

I due fermati

La ricostruzione di quanto accaduto quella terribile notte, mediante la querela sporta dalla donna, è stata possibile grazie alla visione delle immagini di videosorveglianza acquisite in collaborazione con personale della polizia ferroviaria di Rovigo.
A quel punto il marocchino identificato, un 39enne residente a Porto Viro, stante i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di fuga, il giorno dopo l’accaduto fu sottoposto a stato di fermo da parte delle Volanti e trasferito nella locale Casa Circondariale accusato di lesioni personali e violenza sessuale.

Nei giorni seguenti venne catturato anche il complice dello stupro di gruppo: si tratta di un 19enne egiziano, M.A.S.A.M — scoperto dalla Squadra mobile di Rovigo grazie al tracciamento dell’utenza telefonica mobile — a San Giovanni al Natisone (Udine) dove abitava e sottoposto a fermo per la sola violenza sessuale.

Il rifiuto del sostegno

La perquisizione a casa del 19enne egiziano portò alla scoperta di elementi utili per le indagini e confrontabili con quanto risultava dai sistemi di videosorveglianza della stazione ferroviaria rodigina.
Dopo l’accaduto i Servizi sociali di Rovigo avevano cercato di supportare la vittima con il Centro anti-violenza, grazie al quale le era stato proposto aiuto psicologico e legale. Essendo però l’accesso a questi servizi su base volontaria, la cinquantenne non aveva voluto il supporto offerto.

La cinquantenne aveva continuato con la sua vita finendo per dimorare, sempre in condizioni precarie e rifiutando sempre il sostegno, a Loreo dove il mese scorso ha perso la vita.
Assieme all’omicidio del 22enne tunisino Amine Gara in piazza Matteotti il 19 luglio, il brutto episodio della notte del 13 luglio scorso fu uno di quelli decisivi per l’istituzione della cosiddetta «Zona rossa» a Rovigo. Iniziata l’1 agosto scorso, la «Zona rossa» è terminata lo scorso 31 gennaio.
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