Anche a parità di salario, le pensioni future saranno sensibilmente più basse delle attuali
Gap retributivo generazionale e tasso di sostituzione delle pensioni sempre più basso. La fotografia da un Focus di Censis e Confcooperative sul sistema previdenziale italiano legato alle tendenze in atto nel mondo del lavoro non è certo entusiasmante per le nuove generazioni. Anche senza considerare gli aspetti legati alle retribuzioni in calo e alle penalizzazione per i giovani, il solo tasso di sostituzione delle pensioni fa perdere a chi è entrato negli ultimi anni nel mondo del lavoro un 16,7% sull’assegno previdenziale. Ma se si considera il fatto che gli stipendi sono in calo, e comportano quindi versamenti previdenziali inferiori, la situazione rischia di essere destinata a peggiorare inevitabilmente.
La pensione rispetto all’ultimo stipendio
Partiamo dal tasso di sostituzione con un esempio emblematico. Una persona entrata nel mondo del lavoro nel 1982 che va in pensione a 67 anni con 38 anni di contributi ha un tasso di sostituzione dell’81,5%. Chi ha iniziato a lavorare nel 2022, andando in pensione alla stessa età e con gli stessi anni di contribuzione, avrà un trattamento previdenziale pari al 64,8% dell’ultimo stipendio.
Una perdita pari al 16,7%, determinata da una serie di fattori. Il primo dei quali è il diverso metodo di calcolo delle pensioni. Chi ha iniziato a lavorare nel 1982 ha molti anni valorizzati con il metodo retributivo, spesso più vantaggioso, e inizia ad applicare il contributivo, che si basa esclusivamente sulla contribuzione versata, quando la retribuzione era già a livello senior.
Il generational pay gap
I giovani hanno l’intera pensione calcolata con il contributivo, metodo che può essere conveniente in presenza di alta retribuzione ma non quando gli stipendi sono medio bassi. In rapporto al costo della vita, oggi i giovani hanno retribuzioni che non sono paragonabili a quelle delle generazioni dei loro genitori.
E anche su questo ci sono una serie di dati: con l’unica eccezione dei quadri, un dipendente junior guadagna sempre almeno il 20% in meno di un collega senior, con la forbice che tende ad allargarsi fra i manager.
Ci sono differenze fra le diverse funzioni aziendali. Fra gli operai il gap è al 27%, fra i dirigenti sale oltre il 52%. Solo i quadri hanno una differenza limitata al 15,7%.
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