Denunciò i crimini dei partigiani, consigliere minacciato di morte

Continua a pagare il prezzo d’aver riportato a galla una storia scomoda, Enrico Pollero, 63 anni, ex consigliere comunale di Noli, nel Savonese. I suoi guai sono iniziati assieme all’interpellanza che ha fatto da apripista alla realizzazione della targa in memoria di Giuseppina Ghersi, “sfortunata bambina†– si legge sull’epigrafe – finita nelle grinfie di un branco di partigiani comunisti senza scrupoli né pietà che, a guerra conclusa, l’hanno rapita, seviziata ed uccisa.

Sul tentativo dell’Anpi di osteggiare il progetto, facendosi megafono di folli tesi giustificazioniste, sono stati versati fiumi d’inchiostro e di indignazione. Dopodiché sulla piccola cittadina rivierasca è piombato il silenzio. La vita, quella di tutti i giorni, è ricominciata a scorrere. Per tutti, ma non per Pollero che, da allora, è oggetto di continue minacce e intimidazioni. L’ultima risale a sabato scorso e, come racconta l’ex consigliere a IlGiornale.it, è quasi degenerata in una vera e propria aggressione.

“Verso sera passeggiavo dalle parti della chiesa di Sant’Anna, quando il gestore di un bar mi ha notato ed ha messo a tutto volume la canzone Bella ciaoâ€. Pollero, a dispetto delle calunnie che girano sul suo conto, è un moderato e non si scompone. Lo stigma di “fascista†glielo hanno appiccicato addosso (“Pollero rattoâ€, hanno scritto con la bomboletta spray su un muro non lontano dalla sua abitazione) e, oramai, si è rassegnato a conviverci. Così risponde a quella provocazione a modo suo, con un sorriso.

“Vieni nel vicolo che ti spacco, coniglio, bastardo fascistaâ€. Gli strilla l’altro in faccia, dopo essersi scagliato fuori dal bar, irritato da quella reazione bonaria. “C’è mancato poco che mi mettesse le mani addosso, per fortuna – racconta – è intervenuto un assessore della giunta attuale e l’ha bloccatoâ€. Dell’accaduto ha provveduto ad informare la Digos, ma non vuole passare per vittima. “Preferisco che se la prendano direttamente con me – spiega – che con la targa di quella povera bambinaâ€.

Lo scorso anno, infatti, qualcuno aveva vandalizzato il cippo in memoria della Ghersi. Le piastrelle di ceramica su cui campeggia quell’epigrafe stringata, che indulge su colpe e responsabilità, ed è figlia di un compromesso politico inutilmente cercato per disinnescare le polemiche, erano state mandate in frantumi. “Mi sono rimboccato le maniche – ricorda l’ex consigliere – e l’ho riparata a mie speseâ€. Rifarebbe tutto, nonostante tutto? “Certo – risponde senza esitare –, mio padre era un partigiano ed io stesso ho militato nel partito comunista fino a vent’anni, poi ho capito che la democrazia era un’altra cosa, da allora la pacificazione nazionale è sempre stata il faro del mio impegno e non mollo: sogno un 25 aprile che ricordi indistintamente le vittime di ogni coloreâ€.

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