La speranza di poter salutare un’ultima volta le figlie si è infranta davanti al no del tribunale per i minorenni
La protagonista della vicenda è una donna affetta da una malattia terminale che, dopo aver lasciato alle spalle un passato segnato dalla tossicodipendenza e da una situazione di forte degrado familiare, aveva chiesto di poter incontrare le due figlie, oggi adolescenti e adottate da un’altra famiglia.
L’istanza puntava a ottenere uno o più incontri protetti, alla presenza dei servizi sociali, del tutore e con il coinvolgimento della famiglia adottiva. I giudici, però, hanno respinto la richiesta. Nell’ordinanza spiegano che “pur prendendo atto umanamente della situazione drammatica in cui versa la madre, non si ritiene opportuno un riavvicinamento con le minori, in quanto risulterebbe pregiudizievole per le stesse”.
Una decisione arrivata mentre la donna sostiene di avere ormai ricostruito la propria vita e di essere uscita da tempo dalla dipendenza che aveva contribuito alla perdita delle figlie.
Il ricorso respinto e la protesta dei legali
Durante la permanenza in comunità furono autorizzati incontri e contatti telefonici con i genitori, che successivamente tentarono di ottenere la revoca del provvedimento sostenendo di avere sempre cercato, nonostante le difficoltà, di garantire ai figli tutto il necessario. Nel ricorso si affermava che i minori “non hanno mai subito privazioni” e che la famiglia poteva contare anche sull’aiuto dei parenti. Il tribunale, tuttavia, confermò le proprie valutazioni, osservando che i genitori continuavano a negare le criticità emerse dalle verifiche e che i figli manifestavano evidenti situazioni di disagio.
Da quel procedimento prese avvio l’iter per la dichiarazione dello stato di abbandono e, dopo l’adozione delle due bambine, i genitori chiesero soltanto di poter consultare il fascicolo. Negli ultimi mesi, però, il peggioramento delle condizioni di salute della madre ha portato a una nuova istanza.
I suoi avvocati hanno spiegato che alla donna è stato comunicato un quadro clinico terminale e che il suo unico desiderio è rivedere le figlie prima di morire. Dopo il rigetto della richiesta, i legali hanno definito il provvedimento estremamente grave: “Si è scelta la strada più radicale: impedire qualsiasi contatto, perfino davanti alla morte imminente della madre”, hanno dichiarato gli avvocati.

