Milano – Pomeriggio del 18 maggio. Una ventiduenne che lavora in una libreria del centro decide di fare una passeggiata in via Torino. All’incrocio con via dell’Unione, si avvicina uno sconosciuto che le fa “i complimenti riguardo al mio modo di vestire e al mio stile”. Poi l’approccio fisico: l’uomo bacia sulla bocca la ragazza, che resta “impietrita”, e le palpeggia le parti intime, per poi trascinarla verso via dei Piatti nonostante lei continui a ripetere “No, no”.
In via Santa Maria della Valle, la ventiduenne incrocia una donna sul marciapiedi: le tocca il braccio per attirare la sua attenzione e le fa il segno delle quatto dita, il “signal for help” usato universalmente per chiedere aiuto. L’altra si ferma subito per capire quello che sta succedendo. In quel momento, l’uomo intuisce di essere stato scoperto e si allontana frettolosamente.
L’arresto in piazza Duomo
Martedì pomeriggio, a meno di un mese dal raid, gli agenti della polizia locale guidati dal comandante Gianluca Mirabelli hanno bloccato e arrestato in piazza Duomo il presunto autore, il trentaduenne Meron Ghebreweld (etiope), già processato nel 2019 per maltrattamenti nei confronti della madre e per un altro caso di violenza sessuale ai danni di una commessa e assolto in entrambi i casi per incapacità di intendere e di volere con applicazione della libertà vigilata (revocata nel 2022 dopo rivalutazione della pericolosità sociale). I ghisa stavano indagando su di lui dal primo ottobre 2025, quando una diciottenne ha denunciato di aver subìto abusi in strada da un uomo.
Il precedente
Il 25 settembre, la studentessa ha incrociato in piazza San Babila un uomo che le ha proposto di trascorrere “del tempo insieme” e che al suo rifiuto ha reagito “prendendole il braccio” e abbracciandola “per alcuni minuti”. Poi le ha afferrato la mano e l’ha costretta a seguirlo in un bar. La diciottenne, “spaventata e fortemente a disagio”, ha assecondato per paura lo sconosciuto, che l’ha palpeggiata più volte dicendo: “Dai ma non fa niente, oggi sei mia”. Lei ha provato ad attirare l’attenzione di un’altra cliente, che però non ha compreso la gravità della situazione: “Ma va, quel ragazzo che ti stava abbracciando?”.
E pure le richieste di aiuto inviate via chat al fidanzato e alla migliore amica non hanno sortito effetto. Alla fine, la ragazza è riuscita a liberarsi solo alle 17, quando ha chiesto aiuto ad alcune persone.
Il gip Rossana Mongiardo, che ha accolto la richiesta del pm Laura Biliotti, ha motivato il carcere col rischio di reiterazione del reato: “È evidente che sussista un concreto e attuale pericolo che – qualora venga lasciato in libertà – l’indagato possa reiterare delitti della stessa specie, tenuto conto della modalità di esecuzione dei fatti posti in essere, di particolare gravità e allarme sociale”.

