Tutti gli arrestati hanno precedenti per reati contro il patrimonio su tutto il territorio nazionale
Un commando spietato, armato di coltello e bisturi, nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2025 ha trasformato una villa di Malo in un incubo. Un filo investigativo, tirato con pazienza dai carabinieri di Vicenza, ha portato fino alle strutture abitative Sinti della provincia di Pisa — e persino al misterioso caso dei coniugi mummificati di Verona.
È il quadro dell’operazione anti crimine conclusa nella mattinata di oggi, 21 maggio 2026, con l’arresto di quattro persone — tre italiani e un cittadino di origine balcanica, tutti tra i 30 e i 38 anni, domiciliati sul territorio italiano — colpite da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale di Vicenza, dott. Matteo Mantovani, su richiesta del sostituto procuratore dott. Hans Roderich Blattner. L’operazione ha visto in campo oltre 100 carabinieri tra i comandi provinciali di Vicenza e Pisa, con unità API, SOS e cinofile, scattando simultaneamente tra Torrebelvicino, Pontedera e Pisa. Oltre agli arresti, altri quattro soggetti sono stati denunciati a piede libero.
L’irruzione nella villa
Tutto inizia alle 23:40 di quella notte di marzo 2025. Quattro uomini vestiti di nero, volto coperto da passamontagna, fanno irruzione nella villa della coppia di coniugi cogliendo di sorpresa il proprietario mentre porta fuori il cane. Le vittime vengono immobilizzate e legate ai polsi e alle caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito è torturato con getti d’acqua gelata. Sotto la minaccia costante di un bisturi puntato al volto della moglie, la coppia è costretta a consegnare le chiavi delle casseforti. Il bottino: non meno di 50.000 euro tra orologi di lusso Piaget, Baume & Mercier e Longines, gioielli e pietre preziose degli anni ’60.
Un colpo pianificato nei minimi dettagli
Non un’azione improvvisata. La banda — composta da Sinti stanziali abituati a spostarsi su auto potenti, principalmente Audi, per coprire rapidamente le distanze — aveva pianificato tutto con precisione. Il gruppo era partito dalla Toscana a bordo di un’auto a noleggio, utilizzando documenti serbi contraffatti intestati all’identità fittizia di un certo “Elja Simic”, con foto di un soggetto all’epoca latitante. Le targhe dell’auto erano state rubate sul posto, a Schio, e applicate con fascette da elettricista al veicolo a noleggio per sfuggire ai controlli. Le comunicazioni avvenivano esclusivamente tramite schede telefoniche “dedicate” intestate a prestanome stranieri. A fare da basista sul territorio, fornendo supporto logistico e rifugio prima e dopo il colpo, un uomo residente a Torrebelvicino. Tutti gli arrestati hanno precedenti per reati contro il patrimonio su tutto il territorio nazionale.
La svolta: impronte e GPS
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica sotto la supervisione del Procuratore Capo dott. Bruno, hanno unito lavoro sul campo e tecnologia. «Il vero lavoro investigativo — hanno dichiarato i carabinieri in conferenza stampa — è stato il controllo capillare del territorio, grazie a dinamiche di indagine tecnica che rappresentano un modello di aderenza dei carabinieri al posto». I tracciati GPS hanno ricostruito i movimenti della banda, ma la svolta decisiva è arrivata dal RIS di Parma, che ha esaltato e identificato le impronte digitali lasciate da due dei componenti toscani della banda sulla scena del crimine. Durante le operazioni di questa mattina, qualcuno ha tentato la fuga dalle strutture abitative Sinti nel Pisano, senza successo.
Il collegamento con i coniugi mummificati di Verona
L’indagine ha aperto uno scenario inquietante. Tre giorni dopo la rapina di Malo, la stessa banda — con altri due complici — si era introdotta nella villa veronese dove erano stati scoperti i cadaveri mummificati di una coppia di coniugi, ancora sotto sequestro giudiziario. L’allarme dei cittadini aveva fatto intervenire le forze dell’ordine, costringendo i malviventi alla fuga a piedi e ad abbandonare attrezzi da scasso e un’auto — il cui furto era stato denunciato al 112 quella stessa sera da un familiare di uno degli indagati, nel tentativo di costruirsi un alibi. Il basista di Torrebelvicino era accorso anche in quella circostanza per recuperare i fuggitivi e portarli in salvo. Se qualcosa sia stato effettivamente rubato nella villa di Verona resta ancora da accertare: i due coniugi vivevano in isolamento totale e nessun parente è in grado di fornire un inventario dei beni.
Indagini ancora aperte
I quattro arrestati si trovano attualmente ristretti nelle carceri tra Pisa e Vicenza. Le indagini proseguono per verificare il coinvolgimento della banda in altri colpi analoghi sul territorio e per capire se operino ulteriori gruppi criminali con le stesse modalità. Come precisato dai carabinieri «la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna o forme analoghe».

