FALCONARA – Prima la lite in discoteca, poi la spedizione punitiva a casa di una famiglia per vendicare il loro amico buttafuori che sarebbe stato insultato e aggredito. Armati di randelli e chiavi per smontare pneumatici, si sarebbero presentati a bordo di tre auto e, dopo aver fatto irruzione nell’abitazione al grido «il nostro amico non si tocca», avrebbero picchiato padre, figlio e un loro parente, mandandoli all’ospedale.
Il riconoscimento
Quindi, la fuga e le denunce sporte dalla famiglia rom, residente a Falconara. Di tutti gli aggressori d’origine nigeriana – cinque o sei, a detta delle parti offese – soltanto due sono stati individuati nella caserma dei carabinieri: uno irreperibile, l’altro è stato condannato ieri dal giudice Pietro Renna a 10 mesi, nonostante il pm ne avesse chiesto l’assoluzione perchĂ©, durante la fase processuale, nessuna delle vittime è stato in grado di riconoscerlo. Per questo preannuncia giĂ ricorso in appello l’avvocato Cosimo Borsci, che difende il 39enne (V. C. O. le iniziali), tre figli e un lavoro da badante a Fermo.
La spedizione punitiva risale all’11 maggio 2023, a distanza di un paio di giorni dalla presunta aggressione che un buttafuori d’origine nigeriana avrebbe subito in una discoteca di Ancona da parte di un gruppo di giovani che sarebbero riconducibili alla famiglia rom falconarese. O almeno di questo erano convinti gli amici del buttafuori, tutti nigeriani, che erano presenti a quella serata e si erano schierati in sua difesa. E che poi hanno deciso di vendicarlo, andando a “bussare” alla porta dei rom, dopo aver preso informazioni su dove abitassero. Si sarebbero presentati a bordo di tre auto.
Per l’accusa, erano armati di attrezzi, come un randello telescopico e una chiave a croce per lo smontaggio degli pneumatici: con quelli – ma anche con spintoni e pugni – il gruppo di nigeriani avrebbe colpito alla testa e sul corpo un 44enne, il figlio 14enne e un loro parente di 29 anni. Solo padre e figlio si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Silvia Pennucci. Nel corso del processo, ha testimoniato la moglie dell’imputato, il 39enne residente a Fermo, secondo cui quel giorno il marito era con lei a Parigi. Versione che non è stata sufficiente a farlo assolvere.

