Impennata vertiginosa dei casi di scabbia, che in tutto il Lazio sono lievitati del 750% nel giro di 5 anni
di Antonio Sbraga – Focolai crescenti sono registrati nell’ultimo lustro tra asili nido, scuole, gerontocomi e perfino nei reparti ospedalieri. Però sono sempre di più quelli che rinunciano alle cure, anche perché in Italia nessun farmaco utilizzato per il trattamento della scabbia è fornito gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale. E quindi, con i costi delle terapie che oscillano tra un minimo di 80 a un massimo di 250 euro, i più poveri spesso finiscono per non curarsi. A cominciare da coloro che vivono in condizioni socio-economiche più precarie, oltre che in situazioni igieniche ai limiti, come i “clochard” e gli immigrati clandestini senzatetto.
I tanti “invisibili” che nella Capitale sono in costante aumento come documenta ormai da mesi il nostro quotidiano. E così questa malattia della pelle, provocata da un acaro che causa un intenso prurito con rischio di contagiosità alta, «si sta riacutizzando a causa degli intensi flussi migratori e turistici», ha spiegato Fabio Arcangeli, presidente della “World health academy of dermatology and pediatrics”, in occasione dell’incontro “La scabbia un problema emergente”, ospitato dal Senato.
Arcangeli ha anche indicato, tra le cause di questa impennata dei casi, «le resistenze farmacologiche e i trattamenti impropri per durata o evasi per l’elevato costo delle terapie. Colpisce soprattutto i bambini sotto i 14 annie la fascia tra i 18 e i 44 anni. L’aumento complessivo dei casi fino al 750% rispetto ai livelli pre-Covid, in alcune Regioni come Lazio ed Emilia-Romagna».
Le cartelle cliniche relative all’ultimo anno analizzato per intero dagli esperti, il 2024, hanno fatto registrare il picco più alto. Due anni fa, infatti, solo l’ospedale pediatrico Bambino Gesù ha curato ben 103 minori, con un incremento del 45,2% in più rispetto al 2023.
Ma anche lo scorso anno c’è stato un susseguirsi di casi: nel novembre scorso la preside dell’istituto tecnico-industriale Armellini di largo Beato Placido Ricciardi, nel comunicare la presenza di un caso sospetto nella scuola, ha infatti sottolineato che «nelle ultime settimane sono stati registrati in diversi istituti della capitale dei casi di scabbia». Segnalazioni arrivate nelle settimane precedenti anche dagli istituti comprensivi Giovanni Falcone a piazzale Hegel e Via Cassia 1694. Altri casi di scabbia erano stati accertati nel marzo scorso presso la sede centrale del Liceo Virgilio di via Giulia e all’istituto magistrale Giordano Bruno alla Bufalotta.
Un’escalation finita anche sotto la lente dell’Istituto Spallanzani, che ha analizzato i casi regionali per il Lazio segnalati dal 2017 al 2023. «Nel Lazio il numero di focolai di scabbia, dopo un calo seguito alla prima ondata di COVID-19, è progressivamente aumentato nel tempo, principalmente a causa del verificarsi di focolai in strutture di lunga degenza (750% dal 2020 al 2023)», ha scritto l’istituto nazionale malattie infettive.
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