di Ines Buonora – Settimane fa alcuni politici, anche rappresentanti dell’attuale Governo (C. Nordio) in seguito alla sempre più manifesta “incongruenza†della legislazione italiana ed europea rispetto agli obiettivi pubblici che dovrebbe perseguire, hanno timidamente dichiarato che il diritto positivo dovrebbe nuovamente connettersi al diritto naturale. Più esplicitamente è stato precisato che non basta che l’atto normativo sia formalmente promulgato dallo Stato per diventare legge erga omnes, ma è necessario che esso aderisca coerentemente ai principi di giustizia e di equità .
La stampa mainstream non ha dato alcun risalto a questa notizia, manifestando indifferenza, relegandola nell’oblio, come quando durante un concerto si copre la nota stonata di uno strumento con il suono degli altri. E certo! Si correrebbe il rischio di aprire il vaso di Pandora! Ma andiamo per ordine.
Con il termine legge si intendono tutte le norme giuridiche o raccolte di esse che vigono all’interno dello Stato e che a seconda dell’organo legislativo che le promulga si distinguono in linea generale in norme costituzionali, norme ordinarie e norme regionali.
Le leggi esprimono le regole di comportamento generale che devono essere seguite e condivise da tutti gli individui presenti nel territorio dello Stato (anche dagli immigrati europei ed extraeuropei, sic!) allo scopo di mantenere l’ordine pubblico e affinché la vita sociale si possa svolgere in sicurezza e rispetto delle istituzioni e dei diritti degli individui. Questo tipo di diritto viene predisposto ed emanato dall’organo di potere legislativo preposto, nel nostro paese, in senso lato dal Parlamento, sebbene da diversi anni assistiamo ad una legiferazione con procedimenti d’urgenza e speciali – decreti legge, decreti legislativi – che scavalcano la più democratica procedura parlamentare.
Non c’è dubbio che questo diritto scritto, che si chiama diritto positivo o diritto vivente, viene posto dai gruppi politici che vanno al potere, dalle forze maggioritarie che esprimono le loro politiche anche attraverso le norme alle quali tutti dobbiamo soggiacere e che dobbiamo rispettare pena sanzioni di diversa natura; anche quando si dimostrano essere norme palesemente irragionevoli, antidemocratiche e in contrasto con i diritti e gli interessi dei cittadini.
Insomma, è d’uso che il diritto positivo, posto/imposto dalle forze politiche al potere che non sono super partes, si occupi più di come realizzare i loro obiettivi clientelari attraverso la legislazione, per garantirsi anche il potere per più tempo possibile.
Questi giochi antidemocratici, sempre più sfacciatamente evidenti nei provvedimenti normativi assunti, sono stati finalmente svelati e sono ormai conosciuti dalla maggioranza dei cittadini dei vari paesi europei che hanno smesso di credere alla favola secondo la quale le istituzioni esistono per realizzare il loro benessere in ogni settore del vivere civile, sociale ed economico, e per essere tutelati nell’esercizio dei propri diritti fondamentali.
Vediamo infatti che sempre più spesso le leggi o i provvedimenti normativi vengono assunti per favorire solo alcune categorie di privilegiati: finanziamenti che vengono spostati dal welfare per favorire le industrie delle armi, finanziamenti ai movimenti LGBTQIA+ distratti dalla scuola e dall’istruzione, denari stanziati per le opere pubbliche dirottate nei gay pride (premetto che non ho alcuna insofferenza verso questi festosi cortei, ma questi riguardano una categoria di cittadini mentre le opere pubbliche dovrebbero avere la priorità perchè riguardano tutto il popolo, nonché la classe politica che anche in questo contesto si gioca le propria credibilità ) pensioni Inps stagnanti per mantenere centinai di migliaia di immigrati clandestini etc. etc.; la lista è lunga e dolorosa anche semplicemente da elencare.
Potremmo dire che tutti tali anomali provvedimenti non solo non sono assunti nell’interesse di tutti i cittadini, che in modo diretto o indiretto ne beneficerebbero, ma sono posti contro i cittadini, contro i loro interessi, violano tutti i loro diritti, e impongono loro disagi e restrizioni non solo materiali; è ciò che sta accadendo in molti paesi ‘civili e democratici’, è quello che stiamo vivendo in Italia.
La legge positiva considera lecito ciò che sarebbe moralmente/eticamente inaccettabile. Giusto per non restare nel vago e nel teorico, ‘incongruente’ è quella legge che promuove e ricorre alla guerra per garantire la pace, offrire il suicidio assistito o l’eutanasia mentre si negano le cure palliative e condizioni di assistenza alla vita per i malati cronici o terminali etc.etc.
Le leggi attuali, se ci riflettiamo, sono anche ipocrite! Politicamente corrette e pervertitamente folli!
A queste aberrazioni ci ha portati il diritto posto dagli uomini in contrasto con il diritto universale, del cui senso profondo non ha neanche più la parvenza.
Ecco perché a causa di questa deriva democratica, essendo il conflitto tra le istituzioni e i cittadini ormai sotto gli occhi di tutti, qualche giurista o politico cogliendo la natura del problema ha accennato alla necessità di una ri-connessione del diritto positivo – ormai fuori controllo – al diritto naturale, il diritto dei diritti!
Il diritto naturale è il diritto non scritto composto da principi morali ed etici preesistenti e innati nella natura umana, riconosciuto a livello universale, (da parte religiosa considerato come legge e volontà divina) come applicabile a tutti gli esseri umani, in ogni tempo e in ogni luogo. Il diritto naturale si sostanzia in principi necessari e immutabili, validi sempre perché perseguono valori come il diritto alla vita, alla dignità , alla libertà , all’uguaglianza, alla giustizia, alla salute, al libero pensiero etc. considerati i diritti fondamentali e basilari sulle quali si dovrebbero basare le legislazioni di tutti i paesi a tutela di tutti gli esseri umani abitanti in ogni territorio.
Esso è id quod aequum et bonum est! (ciò che è giusto e buono!), e da esso la filosofia ha tratto l’origine dei diritti naturali degli esseri umani: inalienabili, fondamentali e rivendicabili sempre. Questo è il diritto giusnaturalista e nasce nella Grecia presocratica. Socrate sosteneva che la vera legge era solo quella che era anche giusta. La norma ingiusta, sosteneva, non meritava di essere dichiarata legge.
Da anni assistiamo al depauperamento dei diritti naturali, misconosciuti anche dai loro stessi titolari, e alla imposizione di norme di diritto positivo emesse da forze politiche non più rappresentative del popolo che perseguono gli interessi della casta dominante; quella che li ha portati al potere. Quindi per arginare e sanare questa emorragia di democrazia, per ridare dignità e giustizia agli uomini, bisognerebbe tornare ad ancorare il diritto positivo al diritto naturale. Abbiamo bisogno di tornare a credere nell’Uomo, tanto il politico che il civile cittadino e per farlo abbiamo bisogno di tornare ad ancorarci ai valori morali ed etici, disattesi da parecchio tempo.
A questo punto, avendo la consapevolezza di tutto ciò cosa fare? Penso che la soluzione va trovata dapprima dentro ognuno di noi, si parte sempre dal singolo per arrivare alla collettività . Ciò significherebbe che ad ognuno è dato il compito di ri-trovare dentro sé medesimo i valori universali di cui pretende il rispetto fuori. Solo dopo ognuno potrà esprimere con saggezza il proprio pensiero e la propria azione attraverso l’informazione, la conoscenza, la comunicazione, la resistenza e la disobbedienza civile prevista, anche se non esplicitamente, dalla nostra Costituzione.

