Contatti opachi con la lobby delle armi: Von der Leyen denunciata alla Corte UE

Von der Leyen

di Valeria Casolaro – L’eurodeputato tedesco Fabio De Masi, esponente del partito Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), ha presentato un ricorso contro la Commissione Europea davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione, accusando la presidente Ursula von der Leyen di non aver reso adeguatamente pubblici i contatti con i rappresentanti dell’industria della difesa. De Masi accusa la Commissione di violare i Trattati UE e di ostacolare il ruolo di controllo del Parlamento europeo, dopo che una sua interrogazione dettagliata sulle interazioni con la lobby delle armi non ha ricevuto risposte complete nei tempi previsti.

Von der Leyen è già stata ritenuta responsabile per la mancata divulgazione di informazioni ai media con lo scandalo Pfizergate. Ora, la causa mira a un precedente legale per rafforzare il diritto dei deputati a ottenere informazioni esaustive dall’esecutivo.

Il 14 marzo 2025, l’eurodeputato ha infatti avanzato una formale richiesta scritta alla presidente della Commissione UE, nella quale chiedeva di rendere conto di tutti i contatti «incontri fisici, telefonate, video conferenze, e-mail e corrispondenze» che Ursula von der Leyen ha avuto con l’industria della Difesa a partire dalle elezioni parlamentari di giugno 2024. La (breve) risposta è giunta solamente il 27 ottobre successivo, 7 mesi dopo: la Commissione cita infatti un incontro del 12 maggio 2025 («il primo dialogo strategico dell’industria europea della difesa»), al quale erano presenti quindici aziende del settore, e una cena di lavoro del 5 giugno successivo, al quale avrebbero partecipato tre aziende e il Fondo per l’Innovazione della NATO (NIF). Altri inviti sono stati declinati dalla presidente «a causa di impegni pregressi in agenda», mentre i messaggi privati ricevuti dagli appaltatori della difesa avrebbero riguardato solamente le congratulazioni a seguito della sua elezione di giugno 2024.

Secondo De Masi, si tratta di una risposta affatto esaustiva. Von der Leyen è stata infatti al centro dello scandalo Pfizergate, nel quale era stata accusata di scambiare messaggi privati con Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, subito prima dell’accordo colossale da 35 miliardi di euro per l’acquisto di 1,8 miliardi di dosi di vaccino contro il Covid. Il tutto era avvenuto nel 2021, nel periodo più critico della pandemia. A far esplodere il caso era stata una giornalista del New York Times, Matina Davis-Grindeff: quando la Commissione aveva dichiarato che i messaggi erano stati cancellati in quanto ritenuti «documenti non ufficiali» era intervenuta la Corte di Giustizia, che ha dichiarato non credibili le spiegazioni della Commissione – condotta che, per i giudici, ha denotato una negligenza istituzionale grave e potenzialmente dolosa. Contro la sentenza, la Commissione UE ha rifiutato di presentare ricorso.

Alla luce di questi precedenti, De Masi ha dichiarato che la sua decisione ha l’obiettivo di «ottenere una sentenza che costituisca un precedente per i diritti del Parlamento Europeo». Secondo l’atto, citato dai media tedeschi, von der Leyen avrebbe infatti violato l’obbligo previsto dai trattati UE di rispondere alle interrogazioni del Parlamento.
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