«Quando il sole è basso, anche l’ombra di un nano si allunga»
di Armando Manocchia – Sappiamo tutti che durante una guerra a farne per prima le spese è la verità . Ciononostante ci sono sempre sia gli imbelli che gli imbecilli, faziosi e schierati a fare il tifo e gettare benzina sul fuoco.
L’insidiosa propaganda bellica delle controparti che hanno interesse a far trapelare narrazioni atte a sostenere la propria posizione, fa il resto. Nella propaganda antirussa si è fatto di tutto per delegittimare Putin, soprattutto insinuando sospetti sulla sua salute mentale.
In seguito all’operazione militare speciale in Ucraina, a Putin è stato detto di tutto e di più. Per ciò che fece Obama nel 2014 non è stato fatto e detto nulla. Altrettanto, per le popolazioni definite russofone, cioè filorusse, quando invece sono cittadini che in quelle terre russe ci sono nati e vissuti.
I mezzi di informazione mainstream legano il somaro dove vuole il padrone. Sono avvezzi al doppio standard e non hanno esitato a definire spesso il presidente della Federazione Russa, «paranoico e folle».
A conferma, alcuni titoli di giornali come Il Corriere del 27/2/22: «Putin, lo Zar folle che si crede onnipotente. Nella sua mente una realtà parallela»
La Stampa del 28/2/22; «Putin perso nella paranoia che sembra attraversarlo» Quotidiano nazionale del 3/3/22: «Siamo alla follia»
Il Giornaledel12/3/22:«Lo zar Stranamore. La follia di Putin che agita lo spettro dell’atomica. Due anni di autoreclusione causa Covid lo hanno sospinto in un mood paranoico aggressivo»
Corriere del 22/3/22: «Freddo, distante, diffidente: l’atteggiamento di Putin potrebbe nascondere una paranoia»
Questi prezzolati pennivendoli sono stati confortati anche da giornali internazionali, uno per tutti, il Washington Post del 28/2/22: «Russian President Vladimir Putin has changed, says a growing chorus of current and former U.S. and allied officials. He’s more isolated, more eccentric, more dangerous and, perhaps most worrisome of all, more desperate, bordering on irrational»
Ma non sono mancate le critiche politiche come ad es. di Boris Johnson, al quale potremmo dire: «un bel tacer non fu mai scritto»: «we have to accept at the moment that Vladimir Putin is possibly thinking illogically about this and doesn’t see the disaster ahead».
Condoleezza Rice: «a different Putin who seems erratic and has an ever-deepening delusional rendering of history».
E che dire di Jen Psaki, addetto stampa della Casa Bianca: «I’m not going to make an assessment of his mental stability. But I will tell you, certainly the rhetoric, the actions, the justification that he is making for his actions are certainly deeply concerning to us».
Dare del pazzo rientra tra gli argumenta ad hominem che sia per i media che per i politici sono tecniche di comunicazioneper criticare l’avversario (in questo caso insultare e calunniare il nemico) con il fine di screditarne le ragioni e traslarle verso la patologia piuttosto che dalle tesi da lui sostenute.
La connotazione del concetto di «follia», come l’etichetta di «folle». è stata attribuita sempre con l’obiettivo di squalificarne le ragioni.
Mi preme precisare che non è mia intenzione avallare o giustificare le ragioni, quali che siano. Il mio proposito è stigmatizzarne la strategia impiegata non solo nei confronti di chi viene considerato ‘aggressore’, ma anche in situazioni in cui l’aggredito era vittima e cioè quando le sue dichiarazioni rischiavano di destabilizzare un sistema.
Un paio di casi per tanti per esprimere meglio il concetto: il rapimento di Aldo Moro e il caso di Leonardo Vitale primo pentito di mafia.
Nel caso Moro un Comitato di presunti esperti tecnico-politico nominati da Cossiga, al tempo Ministro dell’Interno che nell’esaminare le lettere dalla prigionia, anziché anagrammare le sue parole dove riferiva addirittura l’indirizzo dov’era recluso, questi lo tradiscono e prima di decretarne la morte, ne decretarono l’instabilità mentale adducendola allo stato di detenzione, quando invece, i suoi scritti, non soltanto descrivevano come detto sopra spiegavano dov’era tenuto in ostaggio, ma descriveva lucidamente personaggi e situazioni che colpivano i compagni della DC, al fine di trovare un compromesso tra lo Stato e i rapitori al fine di salvarsi, e la delegittimazione di quella strategia, come impraticabile per lo Stato, che l’argomento della instabilità mentale nei fatti metteva in campo.
L’altro caso del «folle» è quello di Leonardo Vitale, primo pentito di mafia che raccontò a Bruno Contrada (successivamente imputato di collusioni con il sistema mafioso in sede processuale) il funzionamento e l’assetto piramidale di Cosa nostra.
Vitale, fu dichiarato pazzo e rinchiuso per 15 anni in manicomio. Rilasciato, venne ucciso da due colpi di lupara. Successivamente, la confessione di Tommaso Buscetta confermò e precisò le dichiarazioni di Vitale.
In entrambi i casi i «folli», sia Moro che Vitale, che rappresentavano un pericolo per un sistema politico-mafioso sono stati vittime a causa del loro ruolo nelle vicende in cui erano implicati e che a propria salvaguardia, questo sistema politico-mafioso ha reagito screditando le loro dichiarazioni attraverso l’argomento ad hominem dell’instabilità mentale.
D’altronde, «Quando il sole è basso, anche l’ombra di un nano si allunga.»
Un vecchio detto popolare che sottolinea come in tempi di decadenza culturale e morale come quello attuale, la sopravvalutazione di figure mediocri in periodi di crisi, cioè persone di scarso valore e di bassa statura intellettuale a cominciare dai politicanti italiani per continuare con quelli europei e terminare oltre Atlantico, vengono fatti apparire importanti fino ad essere considerati influenti, grandi, imponenti e potenti.
Sono corsi e ricorsi storici. Ieri è toccato a Moro e Vitale, oggi tocca ad altri come a Putin.
Il mio, vuole solo essere un monito a non farsi ingannare dalle apparenze e a riconoscere il valore reale di certi personaggi, affetti da dissonanze cognitive e ossessioni compulsive, specialmente in tempi di crisi dove noi cittadini-utenti si è spesso volutamente distratti e quindi utonti, perché pedissequamente impegnati a superare le difficoltà che gli stessi politicanti ci creano apposta.
Solo l’alba di un nuovo sole ristabilirà le reali peculiarità della Polis. E solo in quel momento i nani torneranno ad essere nani e i giganti resteranno ciò che sono, GIGANTI.
Armando Manocchia

