La Diocesi di Roma vuole usare lo sport per la propaganda

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“Sono cresciuto a pane e salame e pallone. Seguo ancora con passione i fatti del calcio”. Parte da questa premessa un editoriale sul sito dell’attivo Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Roma, la diocesi di papa Francesco, per occuparsi del “caso” dell’Europeo di calcio: quello dell’inginocchiarsi (o meno) da parte dei calciatori prima di una gara come segno di antirazzismo. Si sa, argomento che ha diviso anche il mondo “pallonaro”.

La riflessione, affidata al vice direttore, Oliviero Bettinelli, ma con l’esplicito “plauso del Direttore Mons. Francesco Pesce”, glissa sulle scelte dei singoli atleti per concentrarsi, invece, sulla posizione assunta dalla Federazione giuoco calcio.

“Al di là della loro convinzioni e della loro notorietà non li ritengo modelli di vita a cui ispirarsi neanche quando impacciati invitano a fare beneficienza per l’una o l’altra associazione o si tingono la faccia con uno sbaffo rosso per sostenere una campagna. Li giudico per come giocano e la cosa finisce al 90°”, scrive il vice direttorer dell’Ufficio pastorale, che ricorda che è più di interesse, invece, “sapere cosa pensa sulla questione un organo istituzionale come la Federazione, alla quale i calciatori fanno riferimento. Perché un organo istituzionale – si sottolinea – rappresenta un Paese e dovrebbe testimoniare la cultura, la realtà e le visioni nelle quali il paese si riconosce”.

Bergoglio: “finiamola di giudicare gli altri”

“Forse il problema è proprio questo: – si riflette – la paura di schierarsi e di dire da che parte si sta, quando i temi sono seri e implicano prese di posizione serie. Il razzismo è uno di questi”.

Il calcio lo vedono tutti, perché non cogliere l’occasione di provocare quel minimo di presa di coscienza sulla povertà, sulla violenza di genere, sui cambiamenti climatici, sulle minoranze perseguitate? – è la domanda-sfida lanciata nell’articolo – Perché per schierarsi, bisogna discutere, conoscere, spiegare ma si sa che lo sport, quando fa comodo, è un’altra cosa”. askanews

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