Palamara, intercettazioni non regolari. A rischio la maxi inchiesta sul Csm

Palamara su Lo Voi

Il caso Palamara registra una svolta che ha del clamoroso. La società Rcs che intercettava l’ex pm, responsabile dei famosi trojan è finita sotto inchiesta. Le accuse sono molto pesanti. Falsa testimonianza, frode, falso in atto pubblico, ora anche accesso abusivo a sistemi informatici. Tutto nasce dal caso Palamara. Si scopre – si legge sul Giornale – che per anni Rcs ha convogliato i dati intercettati non verso Procure o caserme ma verso i propri uffici, dove li ha immagazzinati fuori da ogni controllo.

I server erano custoditi negli uffici di Rcs nel centro direzionale di Napoli. Due anni fa, senza dire niente a nessuno, Rcs sposta uno dei cervelli elettronici all’interno degli uffici della Procura, sempre nel centro direzionale, senza comunicarlo e soprattutto senza avvisare che da lì sarebbero passate non solo le inchieste napoletane ma anche quelle del resto d’Italia.

Si scopre – prosegue il Giornale – che le Procure di Firenze e Napoli hanno preso sul serio le denunce di Ferri e Palamara, mettendo per settimane i propri specialisti di reati informatici sulle tracce di Rcs. Ed è saltato fuori che quando nel gennaio dello scorso anno il procuratore partenopeo Giovanni Melillo decise di fare ordine nel sistema delle intercettazioni, da Rcs gli vennero raccontate una serie di bugie:

«in data 22.1.2020 la società Rcs forniva alla Procura di Napoli un documento descrittivo dell’architettura di sistema dei server e degli standard adottati che appaiono difformi rispetto a quelli emersi dalle indagini fin qui svolte». E il trasloco dei server dalle stanze di Rcs a quelle della Procura venne fatto all’insaputa della Procura stessa: «non risultano comunicazioni da parte di Rcs alla Procura di Napoli in merito alla ricollocazione degli impianti». affaritaliani.it

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