Trump – Biden: la posta in palio

di Gianmarco Landi – – Sul prossimo appuntamento delle presidenziali americane sono stati già versati fiumi di inchiostro, tuttavia è utile riepilogare come siamo arrivati a questo scontro e quale sia la posta in palio. Possiamo formulare varie letture sulla importanza della competizione in corso, a seconda che la si osservi da un punto di vista politico, economico, geopolitico, finanziario e finanche spirituale. Ma vediamo bene come arrivano in questa sfida i due competitor: Donald Trump, a capo dei Repubblicani, e Joe Biden, a guida dei Democratici.

Con le primarie del 2016 Trump ha scalato il partito Repubblicano ‘facendo fuori’ a suon di voti, uno per uno, tutti gli esponenti che erano organici al NWO (New World Order o Nuovo Ordine Mondiale), prendendo però lo scettro del comando solo nel 2018, al termine delle elezioni di metà mandato. La forza di Trump è stata quella di apportare alcuni milioni di voti in valori assoluti che i repubblicani non avevano mai avuto fino ad allora, coagulando i sentimenti e gli interessi del grande ceto medio americano in cui si riconosce l’Esercito degli Stati Uniti, cioè l’organizzazione di mezzi e di uomini più potente al Mondo.

Prima delle elezioni di metà mandato, un tradimento dei politici repubblicani del Senato avrebbe potuto accontentare i Democratici stagliando i numeri necessari all’impeachment (2/3 dei 100 senatori), e così porre fine alla presidenza Trump, a prescindere dalla pretestuosa motivazione del Russiagate. Ma il rinnovo dei 34 senatori nel 2018 fortificò la Presidenza Trump oltre ogni più rosea aspettativa, e perciò Trump non fu buttato giù.

Oggi è opposto a lui un candidato molto particolare, sicuramente debole nelle attitudini mediatiche, ma molto forte nelle lotte di palazzo. Joe Biden, quantunque abbia il supporto di tutti i principali media e social media, non ha una capacità mediatica comparabile a quella travolgente di Trump, e sicuramente avrebbe perso malamente se non si fosse generato un contesto ambientale di elezioni emergenziali in cui i Dem hanno avuto carte da giocare. Penso alle litanie di Nancy Pelosi contro Trump sulla gestione dell’Emergenza Covid, ma soprattutto al piano di far mobilitare gran parte del loro popolo per esprimere voti via posta.

Nel 2016 il voto postale fu di circa 33 milioni su 140 milioni di voti totali, cioè altissimo e non più solo una manifestazione democratica eccezionale (in origine riservata ai diplomatici e militari in giro per il Mondo). Secondo molti esponenti repubblicani il vantaggio acquisito da Hillary fu talmente significativo, da contemplare finanche 2 milioni e mezzo di voti ottenuti con veri e propri brogli, e una moltitudine ‘comprati’. Il grande impatto del voto postale nel 2016 fu una delle ragioni per le quali i Dem di Hillary, con i loro media mainstream schierati pancia a terra, erano così spavaldi e tronfi fino alla metà della notte successiva al supermartedì di 4 anni fa, salvo poi venire sgonfiati dalle espressioni di voto in presenza fisica tenutesi nella giornata del Supermartedì. Le possibilità di ‘vendere i voti’ sono insite nella situazione di poter richiedere le schede elettorali validate per votare con invio postale, e l’evenienza di poterle scambiare con banconote erogate da un Comitato Elettorale, una ONG e quant’altro, diviene certezza quando si tratta di fasce elettorali poco scolarizzate e in difficoltà economiche. Queste pratiche sono state favorite nel 2020 dal ‘fecondo’ contesto di una Pandemia causata dal virus made in China, sulla cui origine, per zoonosi o per provetta, e sulla cui diffusione a cura renitente dell’OMS, tutti abbiamo apprezzato le enormi controversie.

Kennedy diceva che le grandi cose non accadono, ma si fanno accadere, tuttavia ci vuole una faccia da puttane del mainstream per affermare l’ineluttabilità naturale di quanto accade e negare come il loro tifo pro Covid e pro dittatura sanitaria, sia frutto di un dibattito mediatico per nulla esercitato da coscienze critiche disinteressate.

Per capire la politica americana del 2020 bisogna digerire quello che è successo nel 2018. La sconfitta dei Dem nel 2018 confermava quella del 2016, e fece scattare un’accelerazione dei piani di Great Reset Globale, a seguito della scelta dei Dem del modo attraverso cui cercare di fermare Trump, il picconatore della Globalizzazione. Da qui scaturisce la decisione di puntare sull’anonimo Biden e sull’apparato:
alimentare il voto di opinione d’odio contro Trump in un sopravvenuto scenario emergenziale disastrato, imputabile mediaticamente a lui, in modo anche da oscurare il boom economico americano e i risultati di pace conseguiti nel Mondo. Con queste strategie bisognava contrapporre al Presidente una figura emotivamente sciapa, che però mobilitasse la forza dell’apparato politico dei palazzi di potere nell’esercizio di un voto di mera forza burocratica. La scelta di questa strategia fu obbligatoria alla luce della sconfitta MidTerm del 2018, in particolare nel collegio senatoriale statale del Texas, in cui si sarebbe dovuta segnare la fine di Trump e di quei repubblicani emancipatisi dai Bush, da Mc Cain e da Romney, cioè dalle ‘affiliazioni’ repubblicane al Nuovo Ordine Mondiale.

La sfida più importante del 2018 fu infatti in Texas, dove nessun democratico aveva vinto un’elezione su base statale dal 1994, e le predizioni naturali perciò annunciavano che il seggio sarebbe stato detenuto con facilità dai repubblicani uniti. In realtà l’apparato che aveva espresso il senatore uscente Ted Cruz, ‘apparteneva’ al clan dei Bush, una famiglia di petrolieri asserviti al potentissimo clan dei Davidson Rockefeller, cioè la famiglia dei cartelli del petrolchimico e del farmaceutico, e costoro orchestrarono per far perdere i repubblicani in Texas. Il gioco fu sporco e duro, teso a spezzare le cosce di Trump per il tramite di punire Ted Cruz, alleatosi nel 2018 con Trump, provando a silurarlo attraverso la creazione di una versione ‘cow boy’ del ex senatore dell’Illinois Barack Obama, cioè Beto O’Rourke, appoggiato ovviamente da questi apparati repubblicani senza i quali i democratici mai avrebbero potuto vincere nello stato del Texas.

Tutti i media mainstream nel 2018 avevano già il loro ‘messia’ per il 2020, e cioè il senatore Beto O’Rourke, l’erede designato di Obama, che nei grandi disegni NWO avrebbe dovuto prima battere Ted Cruz nel 2018, e poi Trump nel 2020, se non fossero riusciti a sbarazzarsene prima con il Russiagate. Tenete in debito conto che ai fini della corsa presidenziale dopo la California, con 55 grandi elettori blu su 538 in totale, viene il Texas, con 38 grandi elettori rossi, e quindi il valore aggiunto che avrebbe portato un giovane senatore non solo dal grande appeal mediatico, ma recante in dote il Texas, sarebbe stata una grande mossa per distruggere la presidenza Trump già nel 2018, con un avviso di sfratto che avrebbe anche potuto accelerare il complotto Russiagate. Molti senatori repubblicani dopo la sconfitta di Cruz sarebbero stati timorosi di non fare la sua brutta fine, e magari considerare di votare l’impeachment presidenziale e riallinearsi al NWO.

Considerate, infatti, che i Dem hanno una forza in partenza di stati blu per la conquista della Presidenza USA, cioè dove non c’è gara, che si può stimare intorno a 210 grandi elettori e perciò, se i Dem avessero avuto la forza di sommare i 38 del Texas in un colpo solo, sfruttando il valore aggiunto maturato del candidato O’Rourke che andava bene a Bush e Mc Cain ovviamente, la candidatura anti Trump sarebbe arrivata a tavolino già a 248 nel 2018, cioè a soli 22 grandi elettori da quota 270, e con le competizioni in 12 stati incerti e un candidato giovane e di impatto mediatico, si sarebbero chiuse le possibilità di riconferma di Trump due anni prima della scadenza del mandato. In effetti O’Rourke fece un risultato davvero eccezionale, con 4 milioni di voti, superando sia il record di 3,85 milioni ottenuto da Hillary nel 2016, sia raggiungendo l’ammontare di voti che raccoglie un buon candidato repubblicano alle presidenziali, ma con loro grande sorpresa non bastò, perché Ted Cruz fece ancora meglio, riconfermandosi nel collegio senatoriale statale nel 2018 con un bel 50,9% contro il 48,2%! Per inciso, sappiate che oggi, checché ne dicano i sondaggi ABC, NBC e CNN, i sondaggi della Statspoll.com e Rasmussen in Texas danno Trump dai 10 ai 15 punti sopra Biden.

Soppesando le Midterm del 2018 si capisce bene perché la strategia delle elite, per liberarsi di Trump, passi da un crocevia di ‘pastrocchi’ attraverso l’espansione dei voti postali supportata dalla situazione di Pandemia, e la scelta dell’uomo vecchio di apparato, cioè più adeguato e funzionale alla strategia anti-Trump.

Biden è un maschio bianco, nominalmente un cattolico, cioè potenzialmente non sgradito a quelle fasce di elettorato che avevano ‘ammazzato’ Hillary Clinton nel 2016, ma soprattutto è un candidato che ha la forza di 50 anni di politica alle spalle, essendo stato eletto consigliere di contea addirittura nel 1970! Pensate che quando era il 1972 sotto la presidenza Nixon, mentre Barack Obama era ancora con il cestino alle scuole elementari e i Clinton stavano ancora finendo il college, il giovanissimo Joe Biden conquistava una delle 100 importantissime poltrone del Senato degli Stati Uniti.

Biden è stato presidente della Commissione Esteri Senato quando Bush era il Presidente USA negli anni 2000, e presidente della Commissione Giustizia quando il Presidente era Clinton negli anni 90, quindi non c’è nessuno in America che possa esprimere un back ground nei potere di Washington, lungo e corposo come quello espresso da Joe Biden. Perciò nella evenienza di non poter battere Trump a viso aperto, come avrebbe potuto fare Beto O’Rourke se fosse diventato senatore e quindi lanciabile, i Dem hanno voluto tirare Trump in una pozza paludosa di fango, cioè nella lotta dei palazzi di potere americani sotto il Covid, a suon di timbri postali con pericolo postdatato, schede in arrivo chissà quando, spedite da chi e perché.

Se vi sembra troppo concepire tutto questo caos per un’elezione, contemplando di mandare tutto il mondo Occidentale sotto una cappa oppressiva da stato di guerra Covid, è solo perché non sapete l’enorme importanza della posta in palio. Altre volte si è giocata nella Storia una grossa posta in palio, dirimendo le varie controversie attraverso guerre e carneficine di una portata disumana molto peggiore rispetto alla situazione di malessere e sofferenza in cui oggi tutti noi versiamo.
Per comprendere di cosa sto parlando dovremmo riflettere affondo sulla posta in palio il 3 di novembre prossimo, e provare a capire le conseguenze nella vita reale per tutti noi.

Analizzerò molto brevemente la posta in palio da 6 angolazioni differenti, riferendomi:
ai partiti politici e agli ordinamenti nazionali; alle dinamiche imprenditoriali; agli equilibri geopolitici internazionali; al sistema finanziario; alle possibilità di espressione spirituale, religiosa e umanistica; alle lotte tra le èlite del Mondo Occidentale.

La prima angolazione di lettura della posta in palio, quella immediatamente percepibile da tutti, è guardare un duello politico all’ultimo sangue tra i leader carismatico del Sovranismo e il leader di apparato della Globalizzazione.
Trump è il leader di tutti quei partiti che si oppongono alle camicie di forza del Nuovo Ordine Mondiale. Questi partiti, in tutto il Mondo, sono concepiti nel senso di tutelare gli interessi nazionali invece di inginocchiarsi alla Globalizzazione e portare ossequi al contesto di interessi e input transnazionali. Se oggi questi movimenti hanno orizzonti realistici e non più velleitari, lo si deve all’elezione di Donald Trump e all’America First che, ad esempio, in UK ha legittimato la Brexit ed in Italia, sempre ad esempio, potrebbe legittimare il ‘Prima gli italiani’ o propositi similari da parte di altre formazioni partitiche interessate al ripristino di dinamiche politiche ispirate agli anni antecedenti il 1992. Se dovesse vincere Biden, e perciò Trump sparire dall’agone politico, il Sovranismo tornerebbe ad essere quasi del tutto velleitario, dovendo tutte le nazioni marciare all’unisono, sia nel senso di svuotare le Democrazie di reali diritti, relegando gli ordinamenti attuali sempre più ad apparenze e illusioni, sia nel senso de-sovranizzare gli Stati, riducendoli a macroregioni dotate di competenze amministrative dirette da entità continentali.

La seconda lettura che possiamo dare sul duello del 3 novembre, è quella di tipo economico imprenditoriale, cioè valutare il modo tecnico-organizzativo attraverso cui la gran parte dei manufatti e dei servizi sono realizzati in un contesto globalizzato o meno che sia. Quando negli anni 90 ci hanno presentato l’avvento della Globalizzazione, hanno argomentato asserendo che, estendendosi i vantaggi della specializzazione del lavoro su scala mondiale, avremmo avuto una crescita economica (Pil) e un incremento di produttività (capacità di produrre di più con meno sforzi) molto più forti, quindi saremmo stati tutti meglio. L’assunto è che nel produrre articolando una catena di valore dall’Asia alla California passando per l’Europa, si produce a costi minori e con maggiori qualità e sviluppi tecnologici, e ciò avrebbe reso alla lunga tutti più ricchi. Spiego meglio con un esempio. Oggi per realizzare un telefonino si fa fare il design a Milano, l’hardware in Bavaria, il software in California, la finanza a New York e la realizzazione fisica vera e propria, mediante assemblaggio, in Cina. Per realizzare questa rivoluzione della catena di valore imprenditoriale si è reso indispensabile colpire i confini, i poteri e le dimensioni produttive statali e locali, e quindi desovranizzare gli Ordinamenti Statali e disperdere le identità, promuovendo sin dal 1992 dei trattati internazionali fatti indossare come camicie ‘di forza’ a tutti i politici ed imprenditori occidentali.
Al termine di oltre 20 anni di Globalizzazione, quasi tutti abbiamo capito che in Italia non siamo stati affatto meglio, specialmente coloro i quali appartengono al ceto medio, pro quota scivolati anche in vere e proprie sacche di povertà. La nostra Nazione non solo ha avuto la graduale imposizione di una crescita del Pil e della produttività molto più bassa, ma a latere di trattati UE scientemente volti a promuovere lo shopping speculativo di grandi aziende italiane, ha patito aggressioni finanziarie che hanno depredato tutti i 60 milioni di italiani in favore del controllo continentale. La stessa identica situazione si è abbattuta sul ceto medio americano per favorire la Cina, cioè il futuro centro di governo mondiale che era programmato dalle elite di Davos nel 2050 nel ruolo di apice globale, ma che ha dovuto prevedere un’accelerazione a causa di ‘squilli ribelli’ provenienti dalla pancia dell’America. Trump, giustappunto, ha messo in discussione tutto questo sistema disegnato anno per anno a Davos e nelle varie riunioni itineranti del Bilderberg, ma soprattutto negli ultimi 4 anni ha dimostrato che l’America ha galoppato molto meglio fuori dalle piste della Globalizzazione. Perciò se dovesse rivincere Trump, il politico più importante del Mondo, anche altri politici potrebbero stracciarsi la camicia di forza della Globalizzazione economica e si andrebbe avanti in questi propositi letali per la catena di produzione su scala globale, quindi per la UE e per il predominio del suo pivot politico, la Germania, e del suo futuro pivot mondiale, la Cina.

Da queste considerazioni economiche arriviamo alla terza lettura, quella in ottica geopolitica che evidenzia il conflitto USA-CINA retrostante anche allo scontro elettorale in corso. E’ palese come i comunisti cinesi siano i maggiormente interessati a far vincere Biden, e perciò possano anche essere co-artefici di spregiudicati disegni delle elite di Davos e del loro braccio sanitario ‘armato’, cioè l’OMS. Le reticenze, le renitenze e tutti gli enigmi di Wuhan, infatti, hanno fatto scoppiare una Pandemia che in questo preciso momento gioca a favore di tutti gli alleati cinesi in Occidente, proprio come se la Cina fosse in guerra contro gli Stati Uniti di Trump e ogni suo alleato. E’ un caso? Ed infatti l’OMS è governata da un cartello farmaceutico apolide ma di origine tedesca, e si è comportata alla stregue concettuale di un cannone Krupp del 1914, quando dopo il primo ‘colpo di cannone’ sparato in Cina in un mercatino di Wuhan, l’OMS ha ‘sparato’ sugli ospedali italiani informazioni confuse e protocolli sanitari con intento proditorio, allo scopo di non far adottare cure antivirali e far ‘sparare’ ossigeno nei polmoni di positivi Covid, soprattutto della Lombardia, così generando l’emergenza sanitaria e devastando la logistica delle terapie intensive. Facciamo attenzione alla raffinata perfidia con la quale essi hanno agito contro gli alleati naturali di Trump in Italia: la gestione della pandemia ha compromesso il cuore economico della Nazione italiana e il principale partito sovranista il quale, oggi, se volesse ribellarsi al Sistema Globale, dovrebbe informare l’opinione pubblica su quanto è realmente accaduto lo scorso inverno, e quindi anche errori ed orrori lombardi, così recitando un mea culpa politico allacciato alla radice di eventi che hanno sortito morti per ragioni di dissesti sanitari regionali. Ribellarsi alla Globalizzazione della Pandemia imposta dal virus cinese, sarebbe per la Lega elettoralmente dannoso, perchè porterebbe una pugnalata al cuore nella regione più importante in senso politico ed economico; quindi anche la Lega deve chinare la testa e non discostarsi dalle narrazioni del mainstream e dagli input governativi del covid 19.
Tuttavia il cappio si stringe, e le devastazioni in atto con il pretesto del virus cinese, bloccano l’economia perché in realtà hanno un intento politico correlato a quanto avviene in America. Una elezione di Biden è indispensabile per poter salvare l’UE e sviluppare le condizioni atte a far soggiacere l’Italia a logiche tecnocratiche rispetto alla quali, se le èlite non avessero attuato l’accelerazione della loro agenda, l’Italia avrebbe potuto sottrarsi, magari abbattendo sin dalle scorse regionali il Governo giallorosso. Il Conte II°, infatti, ha potuto resistere arrestando la terribile sequela di sconfitte del PD nelle presidenze regionali, e infatti oggi può continuare a spingere per l’approvazione del MES. Approvare il Mes è funzionale a poter lasciare la dittatura sanitaria e procedere verso una nuova ‘normalità’ di dittatura finanziaria, cioè con ingerenza finanziaria molto più stringente, prevaricante e pauperista rispetto al già infelice passato.

Questa ultima riflessione ci porta alla quarta lettura sulla posta in palio nello scontro tra Trump e Biden: quella dei due diversi reset finanziari del capitalismo.
Il reset finanziario che avremmo nel caso in cui Biden vincesse, sarebbe una risoluzione delle enormi pendenze internazionali attraverso costanti logiche di esproprio al Popolo, sotto forma di introduzioni di tasse sui patrimoni privati giustificate da necessità di tipo emergenziale o quant’altro. Il sistema finanziario della Globalizzazione poggia sulla società consortile del settore bancario, denominata Swift, e sui suoi scambi internazionali di scritture bancarie attraverso cui si sono create masse di moneta a debito scritturale, a cui corrispondono creditori non esistenti, o meglio che esistono a discrezione dell’arbitrio del potere bancario. Tutta la moneta in circolazione è in senso ontologico debito, e dagli anni 2000 c’è stata un’esplosione di questa creazione di denaro nel settore interbancario, innescata con l’uso distorto dei derivati. La dinamica è scientificamente propedeutica al Great Reset dell’Occidente, cioè allo svuotamento della Democrazia e delle possibilità di Libertà nella vita concreta delle persone. Il presunto dovere di impedire oggi che il sistema finanziario salti in aria, impone ai banchieri di diventare usurai sempre più spietati, infatti essi, sono spinti a dover coprire una parte di questi enormi debiti (buchi) andando ad aggredire e depredare chi negli screen patrimoniali ha una reale ricchezza, cioè in primis i risparmiatori ed i possidenti sottesi al ceto medio in generale. Sui conti privati degli italiani, ad esempio, ci sono circa 4.400 miliardi di euro di ricchezza espressa in valori finanziarizzati, un tesoro che fa gola agli affamati banchieri nei guai, i quali vorrebbero continuare ad usare lo Stato italiano e il suo potere di far pagare le tasse, per tirare via ricchezza reale in Italia e portarla a ripianare i loro squilibri di bilancio. In realtà i banchieri sarebbero i carnefici, ma anche le vittime di un sistema che li obbliga a distruggere le piccole economie, gli stati e le libertà dei cittadini, a pena di fare loro stessi una brutta fine qualora emergesse la situazione a bilancio della banca da loro diretta. Il reset per il mantenimento della Globalizzazione è la quintessenza dell’usurocrazia, e ad esse si contrappone il reset del QFS (Quantum Financial System) con l’attuazione di Gesara, cioè l’azzeramento dei debiti ingiustificati, e annessa punizione dei creditori multimiliardari fittizi, per reimpostare il sistema con una logica di moneta emessa a credito. In questo modo si porrebbe fine all’uso della finanza come strumento scientifico per creare rapporti piramidali di prevaricazione.

Questa tematica ci introduce ad una lettura morale, cioè a sfondo spirituale, dello scontro tra Trump e Biden. Nel Medioevo la Chiesa Cattolica non era contraria al pagamento di interessi per un capitale prestato e/o messo a rischio, come erroneamente molti pensano, ma era fermamente contraria all’uso di alcune sofisticatezze della finanza, come ad esempio emettere banconote con una riserva frazionaria di valori collaterali molto bassi, per creare massa di ricchezza convenzionale che avesse il risvolto concreto di mettere in schiavitù gli esseri umani. La Chiesa Cattolica non era quindi contro i banchieri, né contro il capitalismo, un sistema nato nel basso Medioevo nella Pianura Padana, ma contro alcuni meccanismi finanziari che consentivano a poche persone di esercitare un potere arbitrario enorme, non solo allo scopo di arricchirsi senza creare direttamente nulla, cioè di speculare, ma anche di opprimere esseri umani. Non è un caso quindi se dietro a Biden ci sia chi vuole imporre una gerarchia piramidale tra gli esseri umani usando il bastone e la carota della finanza, al fine ultimo di obbligare gli stati ad agire per creare una società informata al Transumanesimo.

Il Transumanesimo è l’applicazione congiunta dell’eugenetica, dell’Intelligenza Artificale e delle cyber tecnologie nano dimensionali, volte a mutare l’essenza intima della vita degli esseri umani, cioè la spiritualità che essi possono esprimere grazie al connubio tra le esperienze vissute e la vitalità biochimica del loro corpo sottesa alle singole emozioni. L’ideologia retrostante agli sponsor di Trump si contrappone al Transumanesimo poggiandosi interamente sull’Umanesimo, inteso come imprescindibile costante di qualsiasi programma politico che pure preveda lo sfruttamento di qualsiasi progresso in termini di genetica, I.A. e nanotecnologie. L’Umanesimo, non a caso nato in Italia nel basso Medioevo, pone il limite invalicabile dell’essere umano che è misura di tutte le cose in ottica di Libero Arbitrio, un concetto che brilla nella religiosità cattolica.

In conclusione credo abbiate potuto comprendere quale sia la posta in palio. La sfida Trump-Biden non è solo una lotta democratica al vertice della Nazione a guida del Mondo, ma lo scontro tra due aggregati di élite desiderose di dare una propria direzione all’Umanità, l’una fortemente divaricante rispetto all’altra.
Al bivio abbiamo da un lato le antiche e ricchissime famiglie apolidi, che io ho denominato Mafia Khazara, perché governano il sistema finanziario e quasi tutte le 300 grandi multinazionali schiacciando gli altri. Abbiamo poi i Gesuiti, l’Ordine della Chiesa Cattolica, creato in uscita dal Medioevo, che ha formato dal 1600 quasi tutti i più grandi uomini di potere della Storia, ed in ultimo troviamo le logge massoniche aristocratiche, cioè quelle reazionarie impregnate di visioni sociali basate su archetipi feudali. Dall’altro lato del bivio, abbiamo a tirarci i leader di una rilevante parte del grande ceto produttivo occidentale formatosi nel 900, sempre più belligeranti nei confronti della Mafia Khazara, abbiamo anche molti importanti ambiti religiosi della Tradizione Monoteista consapevoli di quanto sta accadendo, e abbiamo le logge massoniche progressiste, cioè quelle che nell’800 riuscirono a prevalere in senso geopolitico, creando gli Stati e gli ordinamenti statali liberali e democratici occidentali.

Chi vincerà?
Chi vivrà, vedrà…

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