La metamorfosi, da sardine a pescecani contro la Borgonzoni

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di Lorenzo Mottola – La metamorfosi è in atto, da sardine a pescecani nel giro di una campagna elettorale. In politica vale una regola: chi si proclama il più candido del circondario normalmente non ha mai visto una saponetta. E Mattia Santori e soci non stanno dimostrando di rappresentare un’eccezione. Capita infatti che i ragazzi di Bologna si siano messi a cavalcare una triste disputa famigliare tra Lucia Borgonzoni e suo padre Giambattista, militante di sinistra con il quale la candidata alle regionali emiliane ha interrotto i rapporti fin da quando era bambina (e non per scelta della piccola), con l’obiettivo di attaccarla sui giornali, cercare di farle fare una figuraccia e racimolare qualche voto a colpi di penoso gossip. E pensare che i tonnetti dicevano di essersi tuffati in politica per renderla gentile.

Spieghiamo la vicenda. La leghista Lucia ha un genitore che considera uno sconosciuto. «Da quando avevo 6 anni ha deciso che non voleva più frequentarmi», ha spiegato un paio d’anni fa. Praticamente sparito, spiega lei. È riapparso solo quando quest’ultima ha iniziato a fare politica ad alto livello. E non è tutto: è ricomparso per annunciare urbi et orbi che non condivideva le posizioni politiche della sua erede. Interviene a ogni tornata elettorale che vede coinvolta Lucia. Come nel 2018, quando aveva scritto a Repubblica per inserirsi in una disposta tra deputata salviniana e la curia di Bologna e criticare le posizioni del Carroccio sui migranti. La leghista in quel caso aveva risposto sui social: «Ma perché non alzi la cornetta e mi parli come farebbe un qualsiasi padre?». E ancora: «Mi dispiace che tu ti lasci strumentalizzare, questo sì, che usi me come “palcoscenico”, anche…».



L’ISCRIZIONE
Ovviamente la disputa non si è chiusa lì. Un anno fa Borgonzoni senior, che di mestiere fa l’ architetto, s’è perfino iscritto al Partito Democratico. Poi sono arrivate le Regionali e il papà è tornato alla carica spiegando che avrebbe votato senza dubbio il governatore Bonaccini, non certo sua figlia. E qualche giorno fa ha deciso pure di invitare qualche Sardina a casa sua per un gesto simbolico: regalare al movimento dei pescetti i quadri del nonno di Lucia, artista quotato. «L’ho fatto perché credo che questo movimento sia l’unica speranza per il Paese», ha detto, mentre «della Lega non mi piace il disprezzo che esprime verso gli ultimi». E il “gentile” Mattia Santori ha preso la palla al balzo. S’è presentato con fotografo di Repubblica al seguito a casa dell’ uomo e si sono messi tutti in posa appassionatamente.

LA PARATA
L’acciuga in queste cose ci sguazza: «Da quando siamo nati il mondo dell’arte e della creatività ci ha ricoperto di attenzione», ha spiegato nell’articolo poi apparso sul quotidiano di Verdelli, «questa è la donazione più importante. E visto che i fondi raccolti sono già molti, stiamo pensando a un’azione benefica a favore di un’associazione che si occupa di infanzia. Anche in risposta a chi ha fatto sciacallaggio mediatico su Bibbiano sul quale sta ancora indagando la magistratura». Beh certo, quando mai la sinistra ha commentato indagini in corso, quando queste hanno colpito gli avversari politici? Le Sardine, tanto per fare un esempio, hanno rinfacciato a Salvini persino vicende giudiziarie nelle quali non è mai stato coinvolto.

Tornando a mister Borgonzoni, resterà il linguaggio gentilissimo con il quale Santori e soci si sono inseriti in questa querelle tra padre e figlia. Dicevano di aver iniziato a far politica per contrastare i demagoghi che parlano «alla pancia e non alla testa della gente». Invece di questo circo sono diventati l’emblema.

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