Polonia, arcivescovo Nowak: “Le migrazioni non sono un arricchimento”

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L’arcivescovo polacco monsignor Stanislaw Nowak, attraverso un’intervista rilasciata al sito di informazione cattolica “La Fede Quotidiana” ha tuonato fortemente contro i migranti e le migrazioni. L’ottantatreenne vescovo emerito di Czestochowa (famosa città che a Jasna Góra conserva un’icona mariana molto venerata dai polacchi) ha spiegato che i migranti e le migrazioni “non sono un arricchimento e tanto meno una risorsa“.

Per monsignor Nowak, “una cosa è il piano morale e religioso, l’altro quello politico che riguarda lo Stato”. Secondo l’alto prelato lo stato deve gestire il fenomeno, “deve tener conto della volontà dei cittadini”, che generalmente “non sono d’accordo con una indiscriminata politica migratoria“.



Dopo aver ricordato che il Catechismo della Chiesa cattolica insegna che la carità “va fatta nei limiti delle proprie possibilità e nessuno è tenuto ad andare oltre” perchè “finiremmo per stare male tutti”, l’arcivescovo polacco ha sfidato la politica sul terreno della saggezza. “Un governante saggio pensi prima di tutto ai poveri di casa sua, e dopo a chi viene da fuori“.

Il numero 2241 del Catechismo, voluto da San Giovanni Paolo II, spiega infatti che “le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile” e che le autorità politiche, “in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche“. Inoltre il testo aggiunge che l’immigrato “è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri“.

Da pastore della Chiesa Cattolica Nowak ha introdotto nelle sue riflessioni un ulteriore elemento che spesso viene sottovalutato anche dai politici ostili ai flussi migratori, vale a dire “il dovere di proteggere e difendere le nostre origini cristiane, le tradizioni e la cultura da una pericolosa visione di fratellanza universale“. Per l’arcivescovo “i confini di una nazione vanno rispettati alla pari della sua sovranità”.

Nei giorni scorsi anche un altissimo prelato della Chiesa Cattolica si era espresso sulla tematica, riflettendo in particolare sui rischi dell’islamismo. Il cardinale africano Robert Sarah, prefetto vaticano della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, presentando il suo ultimo libro (scritto con Nicolas Diat), non ancora tradotto in italiano, dal titolo “Le soir approche et déjà le jour baisse” (edizioni Fayard) ha spiegato che “i musulmani disprezzano l’ateo Occidente. Si rifugiano nell’islamismo come un rifiuto della società dei consumi che viene offerta loro come religione. Può l’Occidente presentare loro la Fede in modo chiaro? Per questo dovrà riscoprire le sue radici e identità cristiane“.

Il cardinale della Guinea ha ricordato che per i Paesi del terzo mondo, l’Occidente è “un paradiso perché governato dal liberalismo commerciale. Ciò incoraggia il flusso di migranti, così tragico per l’identità dei popoli. Un Occidente che nega la sua fede, la sua storia, le sue radici e la sua identità è destinato al disprezzo, alla morte e alla scomparsa“.

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