I motivi del NO al referendum in sette pillole

 

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di Gaetano Immé

1 –  Se nel 1978 il Pci usò le Brigate Rosse per deporre la democrazia italiana , destituire Leone per sostituirlo col suo aguzzino Pertini, nel 1993 i loro eredi, spazientiti dalla strenua opposizione alle loro pretese egemoniche , hanno dato l’assalto criminale alla Costituzione demolendo, con intimidazioni di stampo cileno , il suo articolo 68 per poter così sfruttare la violenza della complice Magistratura per eliminare per via giudiziaria , ogni residuo dissenso civile e politico, come Stalin, complice Wishinsky, nel 1934.
E fu con questo sistema staliniano e cileno che il Pci, senza avere mai vinto una elezione politica, con la complicità di Scalfaro, assunse nel 1995 , il dominio illegale dell’Italia.

2 – E , da quel momento, quella “banda criminale ” ( il Pci o i suoi eredi e la Magistratura comunista ) si è votata alla ottusa ed arcigna difesa non certo della “costituzione dei padri costituenti ”quanto della “ conseguenziale ” Carta, per conservare i suoi usurpati ed illegittimi “super poteri” sottratti al sistema democratico, avvalendosi persino di prezzolati buffoni e giullari di corte, Benigni e Fo, per “santificare”, agli occhi di un branco di indottrinati, questo “obbrobrio di Carta stuprata ” che le permetteva persino di “cancellare” i risultati delle elezioni politiche , una vera e propria eliminazione della democrazia, se contrarie ai suoi voleri ed interessi, con semplici e false accuse giudiziarie.
Una vera e propria riedizione del Tribunale delle purghe staliniane.

3 – Nel 1996 la Bicamerale presieduta da D’Alema, con lo scopo di realizzare riforme costituzionali
La Magistratura comunista , inebriata dal proprio illegittimo super potere, furiosa e stizzita per il “ patto della crostata” ( il 18 giugno 1997 in ossequio all’articolo 138 della costituzione PDS, PPI, AN e Forza Italia raggiunsero l’intesa per una repubblica semipresidenziale, una legge elettorale a doppio turno di coalizione ed una riforma della Giustizia) si scatenò minacciando il complice ( la sinistra). Aveva dato la stura al linciaggio Francesco Saverio Borrelli . “L’atteggiamento di D’Alema verso di noi – aveva scritto su Micromega – era: adesso state buoni ragazzi, avete fatto questo lavoro, datevi una calmata. Ebbi un incontro casuale con D’Alema; questi mi disse proprio: non muovetevi, non parlate, non fate chiasso”.” Invece di ringraziare i magistrati per quanto stavano facendo, vengono zittiti”, conclude minacciosamente Borrelli. La minacce, le intimidazioni della Magistratura comunista scatenano il terrore nelle anime belle del giacobinismo forcaiolo e , pur essendo l’intimidazione solare, Scalfaro, tenuto per le palle dalla stessa Magistratura con l’inchiesta di Roma sui fondi neri del Sisde, tace, servile e pusillo.
Così Il 30 giugno 97 la Bicamerale vota il testo di riforma completo ma, alla faccia del “ patto della crostata” e degli accordi sottoscritti, la sinistra propone la bellezza di 42 000 emendamenti al testo ormai convenuto.

4 – Da quel momento è un susseguirsi frenetico ed estenuante di “proposte” e di “ controproposte”, un logorante e lento avvelenamento dei pozzi attuato dalla sinistra che praticamente si ammutina, non collabora più con la Bicamerale portando la situazione all’esasperazione.
Il 1 febbraio del 1998, dopo otto mesi dall’agguato della Magistratura comunista alla Bicamerale, dopo, dunque, quasi un anno trascorso dal centrodestra nella vana speranza di poter ricomporre il “ patto della crostata” o qualcosa di simile, Berlusconi propone un ulteriore accomodamento , proponendo il cancellierato ed in ritorno al proporzionale. Era una proposta che spiazzava la sinistra perché accoglieva la modifica dei punti più ardui di disaccordo fra le parti.
Non si poteva andare oltre, la banda criminale era con le spalle al muro davanti all’opinione pubblica.
Ci pensò un altro Magistrato, Gherardo Colombo del Pool di Milano, a sparare alla tempia della Bicamerale il colpo di grazia definitivo, con una intervista sul “ Corriere della Sera” del 22/2/98 ( allora non a caso diretto da Ferruccio De Bortoli – non per niente allievo, cortigiano e discepolo di Paolo Mieli e servile allo strapotere del Comitato di Redazione di Fiengo -) nella quale definì la Bicamerale “figlia del ricatto”.

5 – La nota ufficiale della morte della Bicamerale viene diramata dal presidente della Camera Luciano Violante il 9 giugno 1998 , quando annuncia all’aula che Massimo D’Alema gli ha comunicato che in mattinata l’ufficio di presidenza della “commissione ha preso atto del venire meno delle condizioni politiche per la prosecuzione della discussione”.
A fare Il “becchino” si prestò un carneade in fregola di visibilità , un certo Fabio Mussi della sinistra delle “animucce belle del giacobinismo forcaiolo”, che recitò la farsa:« La Bicamerale è morta. Sia chiaro che non è né un suicidio né un ictus. È un omicidio e l’assassino si chiama Silvio Berlusconi. » (La Repubblica del 10 giugno 1998).

« Ho sentito che qualcuno vuole farmi un monumento. Credo che sia un titolo di assoluto merito avere evitato cattive riforme.. » rispose un ironico Silvio Berlusconi ( Repubblica del 10 giugno 1998)

6 – Si resta dunque, a seguito dei ricordati eventi, alla sacralizzazione di quell’ obbrobrio di Carta stuprata ”che permetteva alla “ banda criminale” di “annullare ” anche i risultati delle elezioni politiche , se contrari ai suoi voleri ed interessi, con false accuse giudiziarie e con il popolo sempre più schiavo del potere illegittimo delle toghe.
Una guerra fra banditi per la spartizione del bottino della banda criminale ha sempre chiuso la via a qualsiasi riforma costituzionale.

7 – La riforma proposta oggi dalla “banda criminale” modifica forse ripristinando come era l’articolo 68? No.
Restituisce al popolo italiano un minimo sindacale di dignità politica rafforzando la sua millantata “ sovranità politica”?
No.
Ha tratto forse la dovuta lezione dalla penosa e ridicola vicenda di stampo mafioso, delinquenziale, ricattatorio della Bicamerale per restituire al popolo almeno la possibilità di decidere, in assoluta libertà di pensiero e con l’articolo 138 della Costituzione “i suoi destini” , rinunciando a modificare la Carta con esibizioni muscolari da tronfio ed arrogante tiranno?
No.
E siccome noi liberali decidiamo in funzione del bene del popolo e non per il bene personale e per il potere del partito padre padrone, noi votiamo NO. Ed invitiamo a votare NO.