Nel 1943-45 i tedeschi uccisero 165 civili italiani al giorno

19 dic – Tra l’8 settembre 1943 e l’8 maggio 1945, ogni giorno in Italia venivano uccisi in media 165 civili italiani, prigionieri di guerra, internati militari italiani o cittadini deportati per motivi politici in seguito agli ordini delle truppe di occupazione. Si tratta di un “numero enorme” e tra i risultati di quattro anni di studio della Commissione degli storici italo-tedesca, che saranno presentati alla Farnesina alla presenza del ministro degli Esteri Giulio Terzi e del suo omologo tedesco Guido Westerwelle e di cui il quotidiano Welt-online dà un’anticipazione.

Questa cifra – sottolinea il giornale di Springer – di primo acchito appare come un conteggio cinico, ma in verità si tratta di un numero fino ad oggi poco conosciuto, tanto più che non comprende le vittime delle battaglie sul campo tra la Wehrmacht e l’esercito italiano, nemmeno i partigiani uccisi.

Dal lavoro della commissione formata da 10 esperti (5 per nazione) e creata dopo il Vertice italo-tedesco di Trieste del novembre 2008, secondo il quotidiano non emergerebbe però niente di eccezionalmente nuovo: i crimini di guerra commessi nel paese ex alleato nell’Asse sono stati studiati in modo più che approfondito, molto meglio – scrive la Welt online – dei reati commessi nella Jugoslavia occupata o anche nell’Unione sovietica.

Per il lavoro degli storici è stato molto importante il contributo dell’autorevole storico militare tedesco, nel frattempo in pensione, Gerhard Schreiber, che ha realizzato il conteggio dei 165 italiani uccisi al giorno. Alla base inoltre ci sono i suoi studi sulla questione degli internati militari italiani o sul massacro di 5200 soldati sull’isola greca di Cefalonia nel settembre 1943. Ci sono poi le ricerche di Joachim Staron sull’eccidio alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944, con 355 civili e militari italiani uccisi.

Visto così, un lavoro di una commissione di storici bilaterale sarebbe stata forse più utile per altre serie di crimini della Seconda Guerra Mondiale, critica la Welt: in Jugoslavia, per esempio, dove ci sono dati ancora poco certi.

Sono tuttavia motivi di diritto internazionale che hanno spinto a “ripassare” con attenzione i crimini della Wehrmacht, delle Ss e della polizia tedesca, nonché dei collaboratori fascisti in italia: più volte i tribunali italiani hanno sentenziato che la Germania fosse obbligata a risarcire i familiari delle vittime dei crimini nazisti. Su questo punto, Berlino si è rivolta alla Corte internazionale dell’Aia, il più alto organo giudiziario dell’Onu, che il 3 febbraio 2012 ha accolto il ricorso tedesco in merito al rispetto della propria immunità giudiziaria, in quanto Stato sovrano. tmnews

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