Canada, mai ricevuta richiesta di asilo dal padre del piccolo Aylan

Il Canada nega di aver mai rifiutato una richiesta di asilo politico da parte del padre del piccolo Aylan, il bimbo siriano morto annegato e ritrovato su una spiaggia turca. “Forse era stata ricevuta una domanda da parte di Mohammed Kurdi (il fratello del padre di Aylan) e la sua famiglia ma deve essere stata rispedita perche’ era incompleta e perche’ non rispettava le esigenze regolamentari dello statuto dei rifugiati” ha fatto sapere l’amministrazione per la Cittadinanza e l’Immigrazione canadese.

Era stata Teema Kurdi, sorella del padre di Aylan Abdallah, a far sapere che il Canada aveva rifiutato la richiesta.

Abdullahal-Kurdi

Abdullah, fuggito con la sua famiglia da Kobane, la città curda assediata lo scorso anno dai jihadisti dello Stato islamico (Is), ha perso in mare due figli e la moglie. “Ho tentato di salvare i miei ragazzi”, ha raccontato disperato a Radio Rozana, una stazione radiofonica vicina all’opposizione siriana, ma non c’è stato nulla da fare. “Li stringevo entrambi quando la barca si è capovolta, ma un’onda alta prima ha ucciso mio figlio più grande, Galip, e poi si è presa il più piccolo”, ha aggiunto l’uomo. Anche la moglie Rehan è morta nell’incidente.

Il business dei salvagenti per migranti a Bodrum

Il business dei salvagenti per migranti a Bodrum

Il corpo di Aylan al-Kurdi sarà seppellito nella cittadina curda di Kobane, in Siria, ha riferito all’agenzia Dpa Idriss Nassan, portavoce delle forze curde nel nord della Siria, spiegando che il piccolo sarà seppellito insieme al fratello Galip, di cinque anni, e alla madre Rehan, nella città da cui erano fuggiti, teatro nei mesi scorsi di violenti scontri con i jihadisti del sedicente Stato islamico (Is). Il padre Abdullah, sopravvissuto nel naufragio di ieri, nel fine settimana sarà a Kobane per seppellire i suoi cari.

Nel raccontare la tragedia, il padre del piccolo Aylan ha spiegato che, come migliaia di migranti, in passato aveva provato “diverse volte” a raggiungere l’Europa attraverso i barconi dei trafficanti di esseri umani, ma tutti i precedenti tentativi erano “falliti” a causa dell’intervento della guardia costiera turca. “Stavolta ero riuscito, con l’aiuto di mia sorella e mio padre, a mettere insieme 4mila euro per fare questo viaggio”, ha aggiunto Abdullah, che in Siria faceva il parrucchiere.

L’uomo ha affermato che ad un tratto la piccola imbarcazione di cinque metri sulla quale viaggiava con i suoi familiari è stata colpita da diverse onde, quando erano a metà circa della traversata. “Improvvisamente abbiamo visto il trafficante turco saltare in mare e ci hanno lasciati soli a lottare per le nostre vite – ha aggiunto – Sono restato tre ore in mare fino all’arrivo della guardia costiera turca”. Secondo i media canadesi, Abdullah e la sua famiglia avevano chiesto asilo in Canada prima di tentare il tragico viaggio, ma la richiesta era stata respinta. Le autorità turche, intanto, hanno arrestato quattro persone sospettate di responsabilità nella morte di Aylan. Hanno tutte tra i 30 e i 41 anni e apparentemente sono di nazionalità siriana.

Famiglia di migranti

Famiglia di migranti

La famiglia del bimbo trovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, la cui foto ha fatto il giro del mondo provocando l’indignazione internazionale, aveva chiesto asilo in Canada prima di tentare il tragico viaggio, ma la richiesta era stata respinta. A rivelarlo è stata una zia del piccolo che vive a Vancouver al quotidiano Canada’s National Post, spiegando che già in passato aveva cercato di aiutarli a lasciare il Medio Oriente. Il bambino si chiamava Aylan Kurdi, aveva tre anni. È morto, insieme con il fratellino di cinque anni, Galip e la madre Rehan. Avevano lasciato la città assediata di Kobane lo scorso anno per fuggire all’avanzata dello Stato Islamico.

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“Ero pietrificata”. Così la fotoreporter turca Nilufer Demir ha descritto il momento in cui ha visto il corpo del piccolo Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia sulla costa egea della Turchia, un attimo prima di scattare le foto che hanno fatto il giro del mondo. “In un primo momento, quando ho visto quel bimbo, ero pietrificata”, ha raccontato la fotoreporter dell’agenzia Dogan, aggiungendo di aver poi pensato che immortalare quella scena era un suo dovere professionale, nella speranza che, grazie a quello scatto, “qualcosa possa cambiare”.

La giovane fotografa ha scattato la foto ieri mattina intorno alle 6, sulla spiaggia di Akyarlar, nella provincia di Bodrum. “Aylan Kurdi, di tre anni, giaceva senza vita a faccia in giù, tra la schiuma delle onde – ha raccontato – nella sua t-shirt rossa e nei suoi pantaloncini blu scuro, piegati all’altezza della vita. L’unica cosa che potevo fare era fare in modo che il suo grido fosse sentito da tutti”. Il fratello di Aylan, “Galip, giaceva a 100 metri – ha spiegato Demir – Mi sono avvicinata e ho visto che non aveva giubbetto salvagente, braccioli galleggianti o qualunque cosa che potesse aiutarlo a restare a galla. Un’immagine che dimostra quanto sia stato drammatico quell’incidente”.

 



   

 

 

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