321 clandestini sbarcano a Pozzallo: 50 rimpatriati. Protesta delle associazioni

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4 nov – 321 clandestini giunti lunedì nel porto siciliano di Pozzallo dopo un viaggio lunghissimo e due giorni di sosta in alto mare a 180 miglia a est di Malta. E’ stata anche una buona sintesi del nuovo modello operativo: 50 dei 321 passeggeri, tutti di nazionalità egiziana, sono stati separati dal gruppo per essere immediatamente rimandati nel loro Paese di origine. Altri otto sono stati arrestati con l’accusa di aver svolto il ruolo di scafisti.

Il viaggio di questo grosso barcone, partito una decina di giorni fa dall’Egitto, negli ultimi giorni è stato seguito e “monitorato” dalla Marina militare italiana, da quella maltese, dall’Agenzia europea per il controllo delle Frontiere e anche dalle associazioni umanitarie. Quando sabato è partita la prima richiesta di soccorso, il barcone si trovava in un’area del Mediterraneo che, dopo la fine di Mare Nostrum, è rimasta scoperta. Ed è facile immaginare la preoccupazione che si è diffusa quando, per qualche ora, i contatti col barcone si sono interrotti.
Per fortuna non era successo nulla di grave. Era semplicemente in atto il remake di un vecchio serial che da anni va in onda nel Mediterraneo: il rimpallo tra Italia e Malta sulle responsabilità del soccorso. In un primo tempo era parso che (come quasi sempre accade) la questione fosse stata presa in carico dell’Italia. Poi la notizia di un intervento di una motovedetta della nostra guardia costiera è stata smentita. A intercettare il barcone, secondo la versione finale, è stata una nave militare canadese. Fatto che, alla fine del giro, il barcone è arrivato a Pozzallo.

ASSOCIAZIONI IN ALLARME – E qua si è aperto subito un nuovo caso, che ha allarmato le associazioni umanitarie. Infatti tra la notizia dello sbarco e quella dell’immediato rimpatrio di una cinquantina di passeggeri egiziani (gli altri sono di nazionalità siriana) sono passate meno di 24 ore. E appare improbabile che in un tempo così breve sia stato possibile accertare la nazionalità, l’identità e l’età di quanti dovranno rientrare nel luogo da cui sono partiti.

Le uniche certezze al momento riguardano i lauti guadagni degli organizzatori del viaggio. Ciascun passeggero ha pagato per il trasporto circa 2300 dollari. Che, moltiplicati per il numero dei passeggeri, fanno 750mila dollari. “Guadagnati” con un solo viaggio realizzato in varie tappe, cioè trasferendo i passeggeri da una nave all’altra. In modo da farli giungere in prossimità della meta su un’imbarcazione di scarso valore. Una carretta il cui inevitabile sequestro non determina un costo troppo alto per i mercanti di uomini.



   

 

 

2 Commenti per “321 clandestini sbarcano a Pozzallo: 50 rimpatriati. Protesta delle associazioni”

  1. Claudio Martucci

    Questo è un bell’ esempio di come dovrebbero funzionare le cose.
    Le associazioni 🙁 si sono visti portar via gli introiti dei 50 rimpatriati
    E gli altri , dove andranno, a quando il rimpatrio?

  2. Ti credo che le associazioni protestano: 50 clandestini in meno da me”assistere” e sui quali lucrare.

Commenti chiusi

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