Il Nord dell’Afghanistan è ormai in mano ai Talebani

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24 ottobre  – Era dal 2009, prima che il presidente americano Barack Obama dispiegasse migliaia di suoi uomini in Afghanistan, che gli abitanti della provincia settentrionale di Kunduz non sentivano così alta la minaccia dei Talebani. Lo scrive il New York Times, sottolineando come al di là dei proclami occidentali che riconoscono alla sicurezza afghana la capacità di contenere l’avanzata talebana, in realtà due distretti di Kunduz sono ora sotto il pieno controllo dei Talebani. Come denunciano funzionari locali, in queste zone i Talebani stanno amministrando scuole e gestendo questioni legali, oltre che ad acconsentire ad alcuni operatori umanitari internazionali di lavorare. Il nuovo governo afghano del presidente Ashraf Ghani è consapevole della situazione, tanto che in una videoconferenza ha detto che la situazione di Kunduz è una priorità alla pari dei principali fronti di battaglia con i Talebani nel profondo sud e nell’est del Paese.

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Per questo, sono stati inviati rinforzi alle truppe schierate nel nord del Paese. Dati del ministero della Difesa afghano mostrano un aumento delle vittime nei combattimenti con i Talebani tra le fila dell’esercito e le forze di polizia, soprattutto nella zona di Kunduz. Inoltre gli abitanti di tre zone della provincia di Kunduz, Chahar Dara, Dasht-e-Archi e Imam Sahib, ritengono le forze militari e di polizia inefficaci nel contrastare i Talebani. Invece di combatterli sul campo, le forze di Kabul hanno optato per bombardamenti sulle zone controllate dai Talebani, ma questo ha causato la morte di decine di civili questa estate.

”I Talebani possono conquistare la città in qualsiasi momento lo vogliano”, ha detto un imprenditore di Kunduz, Hajji Aman. Ma l’avanzata dei Talebani è stata registrata anche in altre province, tra cui quelle di Nangarhar, Helmand e Kapisa, dove si sono verificati violenti scontri tra gli insorti e le forze regolari, con numerose vittime. Il ministero della Difesa parla di 950 soldati uccisi da marzo ad agosto, il dato peggiore in 13 anni. Ancora più alto il numero delle vittime tra i poliziotti, 2.200 nello stesso periodo.

I livelli della sicurezza sembrano quindi tornati a quelli del 2008-2009, quando poi (nel 2010) gli Stati Uniti decisero di inviare 3.500 uomini nell’Afghanistan nord orientale, fino al 2011. Ma le conquiste di quegli anni sembrano evaporate negli ultimi mesi. ”I combattimenti a Kunduz non sono iniziati quest’anno – denuncia il governatore provinciale Ghulam Sakhi Baghlani – Ma negli anni scorsi avevano le forze internazionali che aiutavano le forze di sicurezza afghane”. Inoltre, sotto la leadership del Mullah Abdul Salam, rilasciato nel 2013 dopo uno scambio di prigionieri deciso dal Consiglio superiore per la pace dell’Afghanistan e il governo del Pakistan, i Talebani sembrano aver adottato nuove tattiche mostrando più flessibilità. Fonti locali spiegano che gli insorti permettono alle scuole di restare aperte, comprese quelle femminili, e distribuiscono penne e quaderni.

“Hanno un sistema parallelo di governo e approvano progetti di sviluppo”, spiega un consigliere di USAID, l’Agenzia per lo sviluppo internazionale a condizione di anonimato. ”Non possiamo fare nulla senza l’approvazione dei Talebani”, aggiunge. Inoltre, alcuni abitanti riconoscono alla giustizia messa in atto dai Talebani un’efficienza non eguale a quella delle autorità di governo. ”Qui la giustizia è rapida e fanno ciò che dicono”, spiega Mohammad Nazar, uno dei saggi che lavora nel consiglio governativo di sviluppo della comunità a Chahar Dara. adnkronos/aki



   

 

 

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