Crisi, benzinaio si getta dal 10° piano dell’ospedale di Padova

Suicidio15 febbr . È andato al lavoro come tutte le mattine, poi però, in orario di pranzo, ha deciso di farla finita gettandosi da una finestra di una sala d’aspetto al decimo piano del monoblocco dell’ospedale di Padova, sul lato affacciato a ponte Corvo.

SUICIDA PER CRISI. La vittima è un 55enne di Due Carrare, gestore del distributore di carburante di via Gattamelata, vicino al nosocomio. In un biglietto ha spiegato le motivazioni del gesto disperato: “La crisi mi ha tolto il sorriso”. I sanitari del Suem 118 non hanno potuto che constatarne il decesso. Sul caso sta indagando la polizia.

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1 Commento per “Crisi, benzinaio si getta dal 10° piano dell’ospedale di Padova”

  1. Ora diciamo Basta!

    Sono ormai passati diversi anni da quando ho cominciato a sentire sulle mie spalle il peso di una crisi che, col passare del tempo, si è fatta sempre più opprimente. Da una parte le difficoltà sempre maggiori di “sopravvivere” alla giornata, mantenendo un lavoro e una vita con dignità, dall’altra la delusione senza confini di dover assistere impotente alla distruzione di un mondo e di un paese come l’Italia che stanno scivolando, sempre più velocemente, nel baratro predisposto da chi detiene il potere assoluto.

    Una crisi economica, sociale, amministrativa, politica, istituzionale dove la ragione è del più forte, del più ricco e del più furbo e dove le regole deontologiche e la giustizia lasciano il tempo che trovano a discapito del più debole.

    I negozi chiudono, le aziende falliscono, la disoccupazione aumenta, soldi ne girano sempre meno, delinquenza e malavita padroneggiano, la maleducazione, l’inciviltà, l’intolleranza e l’indifferenza dei cittadini dilagano; abusivismo, corruzione, peculato, frode sono solo alcuni dei tanti reati che quotidianamente calpestano la nostra Costituzione e la dignità umana. Le regole non sono più regole. Il Bel Paese sta andando in rovina.

    L’amara quotidianità che siamo costretti a vivere ci porta, come fondamentale e razionale regola di sopravvivenza umana, a ricercare attorno a noi, o al di là del cielo, quei valori, quei pensieri o ideali, quei semplici gesti, che ci aiutino a superare le difficoltà più complicate o i momenti di crisi più delicati. Se non fosse così reagiremmo con le regole del mondo animale, difendendo noi stessi o il gruppo di appartenenza col coltello tra i denti, attraverso l’aggressività, la violenza o ci vedremmo costretti a “soluzioni estreme” come assassini.

    E’ a questo punto che mi sono chiesto per l’ennesima volta, dopo aver letto l’ultima tragica notizia sui giornali, del perché così tante persone, vittime di questa generale situazione, abbiano deciso quella “soluzione estrema” contro se stessi suicidandosi: se ha prevalso in loro l’incapacità di reagire attraverso il personale stimolo di sopravvivenza o la, seppur erronea, consapevolezza di incapacità nel combattere e difendere i propri diritti e la propria dignità, da soli o assieme ad altre persone.

    Inutile affermare che chi era vicino a queste vittime e le conosceva bene doveva aiutarle perché, in molti casi, le stesse persone, così come sbagliavano a non chiedere aiuto agli altri, d’altro canto, concretizzavano coscientemente una doppia personalità che andava a dissimulare il progetto del tragico epilogo della loro vita.

    Anche se la sensibilità che risiede in ognuno di noi ci fa capire, in molte situazioni, il malessere vissuto dai nostri cari, amici o conoscenti, non giustifica il fatto che dobbiamo fare forzatamente gli psicologi pur stimolandoci a porgere consigli utili in base alle nostre esperienze o conoscenze e ciò non toglie, comunque ed in ogni caso, che la maggior parte di responsabilità l’hanno avuta gli ultimi nostri governi, nei confronti di tali espiazioni.

    L’amministratore del blog

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