Germania disonesta, è il debitore più insolvente d’Europa

Angela Merkel

22 sett – Angela Merkel è nota per saper interpretare come pochi altri politici le idee e gli umori del cittadino medio del suo paese, che si possono così riassumere: noi lavoriamo sodo, sappiamo fare il nostro mestiere e amministriamo con cura il denaro pubblico e privato, mentre quasi tutti gli altri, nella Ue, lavorano poco, sono degli incapaci e vivono al di sopra dei loro mezzi. In piena campagna elettorale, scrive Luciano Gallino, la Merkel difende calorosamente le politiche di austerità e delle riforme imposte agli altri paesi dell’Unione Europea affinché “risanino” i bilanci pubblici e riducano il debito pubblico: «I paesi Ue sono pieni di debiti e noi no, per cui ci tocca insegnargli come si fa ad uscirne». Ma se si guarda alla sua storia, replica Gallino, la Germania non ha nessun titolo per impartire lezioni in tema di debiti: come rivelato dallo stesso Albrecht Ritschl, storico dell’economia tedesca, la Germania è «il debitore più inadempiente del XX secolo».

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La Germania di Weimar aveva contratto tra il 1924 e il 1929 grossi debiti con gli Stati Uniti per pagare le riparazioni della Prima Guerra Mondiale. La Albrecht Ritschlgrande crisi economica del 1931 consentì al paese debitore di azzerarli, con un danno enorme per gli Usa. Poi, la Germania di Hitler smise semplicemente di pagare le riparazioni, sebbene fossero state drasticamente ridotte a confronto dell’entità punitiva indicata inizialmente dal Trattato di Versailles del 1919. Per parte sua, aggiunge Gallino in un intervento ripreso da “Micromega”, il nuovo Stato federale ha pagato somme minime per i danni provocati dal Terzo Reich, grazie anche al benvolere degli americani che gradivano si rafforzasse per fare da argine all’Urss. Ma soprattutto, Berlino «non ha pagato quasi nulla per restituire ai paesi europei occupati tra il 1940 e il 1944 le ingenti risorse economiche che la Germania nazista aveva prelevato a forza da essi».

Lo stesso professor Ritschl ha stimato che, in moneta attuale, quel debito verso l’estero ammonterebbe a 2,2-2,3 trilioni di euro, equivalente all’incirca a un anno intero di Pil della Germania attuale: «Avesse dovuto restituire anche soltanto un trilione ai paesi spogliati dai nazisti, la nuova Germania avrebbe dovuto sborsare decine di miliardi l’anno per parecchi decenni». A parte l’oblio del pessimo record della Germania come debitore, la orgogliosa difesa delle presunte virtù dell’austerità che Angela Merkel fa nelle sue interviste pre-elettorali male si accorda con le cifre: secondo dati Eurostat, nei paesi Ue si contano oggi oltre 25 milioni di disoccupati e 120 milioni di persone a rischio povertà per varie cause, tra cui reddito basso anche quando lavorano, gravi deprivazioni materiali, appartenenza a famiglie i cui membri riescono a lavorare soltanto poche ore la settimana. La Angela Merkelscarsità di impieghi, i tagli alla spesa sociale e all’occupazione nel settore pubblico hanno ridotto male anche le classi medie dei paesi Ue.

E neanche i lavoratori tedeschi se la passano bene, aggiunge Gallino: i “minijobbers”, costretti ad accontentarsi dei contratti da 450 euro al mese sgravati da tasse e contributi sociali, sono in forte aumento e si aggirano oramai sugli 8 milioni, circa un quinto della forza lavoro tedesca.  Colpa anche della crisi, certo, che però è iniziata sei anni fa: «La recessione che ha provocato avrebbe dovuto essere combattuta in modo rapido e deciso con un aumento mirato della spesa pubblica, e i governi europei avevano il sacrosanto dovere di farlo dopo che avevano salvato le banche private a colpi di trilioni di denaro pubblico», sottolinea Gallino. E invece, «sotto la sferza del governo tedesco», i paesi europei hanno adottato «la più dissennata delle politiche concepibili dinanzi a una recessione: la contrazione della spesa». Pura follia suicida, come sappiamo: «Perfino gli economisti del Fmi, per decenni fautori dei più duri “aggiustamenti strutturali”, sono arrivatia scrivere che l’austerità nella Ue ha prodotto risultati negativi: è rimasta la signora Merkel a vantarne i benefici».

La stessa Cancelliera e il governo tedesco «dovrebbero inoltre ricordarsi più spesso che la prosperità della Germania deve molto alla sottovalutazione del “suo” euro, senza la quale i 200 miliardi di eccedenza delle esportazioni sulle importazioni – 80 dei quali sono generati entro la Ue – si ridurrebbero a poca cosa». A fine 2011, continua Gallino, un team di economisti della Ubs aveva stimato che l’euro tedesco fosse sottovalutato del 40%. Altre fonti recenti indicano che esso vale 2 dollari – e non 1,40 come dice il cambio ufficiale: uno scarto appunto del 40%. Wofgang Münchau, del “Financial Times”, parla di «enormi squilibri» tra il valore dei diversi euro dell’Eurozona. Squilibri tra cui primeggia quello tedesco, dovuti al fatto che – essendo l’euro una moneta unica – il suo valore nominale non può variare Luciano Gallinoin modo da compensare le differenti capacità di produrre ed esportare delle economie europee: se così fosse, le esportazioni tedesche sarebbero diventate da tempo assai più care.

«Ora, non ci permetteremo qui di definire i tedeschi “portoghesi d’Europa”, come ha fatto qualche commentatore, ma un miglior apprezzamento dei vantaggi differenziali che l’euro reca alla Germania da parte del suo governo sarebbe gradito», conclude Gallino. «Ad onta dei suoi difetti di nascita, di un trattato istitutivo che assomiglia più allo statuto di una camera di commercio che a un documento politico, dei suoi squilibri interni, l’Unione Europea rimane la più grande invenzione politica, civile ed economica degli ultimi due secoli». Per continuare a rafforzarla, gli Stati membri «hanno bisogno della Germania, così come questa ha bisogno di loro». Gioverebbe, in proprosito, avere a che fare con politici tedeschi più ferrati in materia di storia del loro paese, e magari «meno altezzosi nei confronti dei paesi che giudicano colpevoli per il solo fatto di essere indebitati: non a caso, “schuld” in tedesco significa sia colpa che debito». Un consiglio ai governanti della Germania: «Studino magari un po’ di economia, per capire che l’austerità in tempi di recessione è una ricetta suicida: per chi è costretto ad applicarla ma, alla lunga, anche per chi la predica». Inutile aggiungere che «gioverebbe avere negli altri paesi, compresa l’Italia», governanti che non vadano a Berlino e Bruxelles solo per promettere che approveranno, senza condizioni, qualsiasi trattato-capestro.

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