Tedeschi rigorosi contro italiani scansafatiche? Vediamo…

18 dic –    In questi anni di crisi ci siamo abituati a guardare all’Europa come se al Nord vi fossero Paesi incondizionatamente moderni, efficienti e lavoratori, mentre al Sud siamo tutti disperatamente arruffoni, poco affidabili, improduttivi, quando non anche del tutto corrotti.
Quanto di questa narrazione corrisponde in realtà a pregiudizi radicati nel tempo lo ha illustrato in settembre il Corriere della Sera con un lungo articolo di Massimo Franco intitolato “Protestanti rigorosi del Nord contro Cattolici lassisti del Sud”.

Anche la corrispondente del Sole24Ore da Bruxelles ha detto in un commento alla radio che c’è un deciso pregiudizio anti-cattolico che influenza molte decisioni in “Europa.
Per questo, per mio diletto e per gli amici, mi sono messa alcuni mesi a fare un riepilogo delle cose che non quadrano negli eventi economici che hanno contrassegnato questa crisi, e l’elenco che ne emerge è sorprendentemente lungo.
Mi sono concentrata sulla Germania, che in molte occasioni il Premier Mario Monti ha additato agli italiani come esempio da seguire.
Della Germania si dà non solo un’immagine di  impareggiabile solidità economica, ma la si dipinge come pilastro quasi unico dell’impalcatura europea, costretta da sola a tirare il carretto e farsi carico degli altri Paesi europei…. inaffidabili, arruffoni, improduttivi e irresponsabili.

Sono luoghi comuni, ma in un’epoca in cui l’immagine è tutto, e dall’immagine dipendono spread e investimenti, certi luoghi comuni non ce li possiamo permettere.   Affermazioni stereotipate e ripetute creano pregiudizi. Ed è sui pregiudizi che giocano i speculatori senza scrupoli, per creare sfiducia in un Paese e far affluire su un altro gli investimenti in fuga.

In luglio dunque ho scritto la seguente rassegna, che già adesso si potrebbe integrare e aggiornare. Perché a conferma dei miei sospetti è arrivata in questi giorni l’apertura di un’indagine a carico della Deutsche Bank, accusata di aver nascosto dei passivi e sopravvalutato gli attivi, proprio poco prima di buttare sul mercato in un colpo solo 8 miliardi di BTP, facendone crollare il prezzo e schizzare alle stelle il famoso spread.
C’è chi, pur ammettendo che la DB possa aver fatto delle scorrettezze, la difende sostenendo che in fondo ciò è convenuto a tutti.
Veramente, non proprio a tutti. All’Italia, per esempio, non è convenuto per niente. Leggete qua:

Italiani furbastri e Germania lungimirante?

Un elenco delle notizie degli ultimi mesi che indicherebbero il contrario

1)  La Germania da 16 anni non include nel proprio debito pubblico le  passività del Kreditanstalt fur Wiederaufbau (KfW), in tutto assimilabile  alla nostra Cassa depositi e prestiti. Si tratta di 428 miliardi di euro,  utilizzati per mutui a enti locali e piccole e medie imprese, interamente  garantiti dalla Repubblica federale. Le obbligazioni della KfW sono uguali  ai bund, ma a differenza dei bund magicamente non entrano nel conto del  debito, in barba al Trattato di Maastricht. Se conteggiati, il debito  pubblico tedesco salirebbe dall’80,7% del PIL al 97,4% già adesso.

Il debito pubblico della Germania (quello esplicito) sale a 2.042 miliardi di euro

La Germania sta nascondendo 7mila miliardi di debiti, la Bonino non lo sa e vuole “lavorare bene” coi tedeschi

2) Lo spread ci costringe in ogni momento a considerare parametro positivo  i tassi dei bund tedeschi. Ma a quanto pare questi sono bassi grazie a un  artificio.
Il Trattato di Maastricht vieta alle banche centrali dell’eurozona l’acquisto  di titoli del debito pubblico sul mercato primario. E’ una delle cose che  sta strozzando la Grecia. Ma la Germania cosa fa? Si concentra sulla parola  “primario” e al momento di un’emissione mette solo una parte dei suoi titoli  sul mercato primario. Facendo così un’offerta bassa, non è costretta a  inseguire i compratori alzando i tassi di interesse. La parte di titoli che  non è comprata semplicemente li mette da parte. Poi la Finanzagentur lo  colloca discretamente sul mercato secondario, e qui la Bundesbank lo può acquistare senza tradire Maastricht.

3)  Vogliamo parlare della disoccupazione? Da più di un anno e mezzo i  tedeschi ironizzano sull’arte ellenica di truccare i conti. In settembre  però a seguito di una interrogazione al governo del gruppo parlamentare Bündnis 90/Die Grünen, si è scoperto che una  norma approvata dall’esecutivo tedesco permette di imbellettare i dati sulla  disoccupazione teutonica: chi ha almeno 58 anni e ha percepito per almeno 12  mesi il sussidio Hartz IV senza aver ottenuto alcuna offerta di lavoro non viene incluso nella categoria dei disoccupati. Si tratta di più di 100.000  persone che da circa tre anni e mezzo non appaiono nei numeri ufficiali  sulla disoccupazione tedesca, bensì in quelli della “sotto–occupazione”.  Senza questi trucchi, il tasso di inattività dei lavoratori più anziani (tra  i 55 e i 64 anni) salirebbe dall’8% al 9,7% (in settembre 2011 la disoccupazione italiana era all’8,3%, quindi più bassa della media dell’euro-zona (10,2%) e perfino degli Stati Uniti (9,1%).

4)   Malignità degli invidiosi? Allora leggiamo una rivista tedesca: Handelsblatt, 23 settembre 2011, diceva che la Germania sta nascondendo 5 mila  miliardi di debiti.
Il debito ufficiale della Germania per il 2011 era di 2.000 miliardi, ma  secondo Handelsblatt nel calcolo non è  inclusa la maggior parte delle spese previste per le pensioni, la  sanità e l’aiuto alle persone non autosufficienti. Considerando tutto, il   debito tedesco raggiungerebbe i 7.000 miliardi di euro. La Germania sarebbe  dunque indebitata per il 185 per cento del suo prodotto interno lordo, e non  per l’85 per cento come dichiarato ufficialmente. Per fare un confronto, il  debito greco dovrebbe raggiungere quest’anno il 186 per cento del pil,  mentre quello italiano arriverà al 120 per cento.

La soglia critica oltre la  quale il debito ostacola la crescita è il 90 per cento del pil. Dal 2005,  ovvero da quando è alla guida della Germania, Angela Merkel “ha creato più  debito di tutti i cancellieri degli ultimi quarant’anni messi insieme”,  sottolinea il capo economista del quotidiano. “Questi 7.000 miliardi di euro  rappresentano un assegno a vuoto firmato dai tedeschi, che verrà pagato dai  nostri figli e nipoti”.

5)  E che dire dei titoli tossici di cui   traboccano le banche tedesche, e in parte anche francesi, ma dai quali le banche italiane, salvo in piccola parte l’Unicredit, si sono tenute alla  larga? Questo dovrebbe essere il nostro punto di forza. Invece macché,  Grazie all’autorità bancaria di Basilea, la European Banking Authority,  presieduta dall’italiano Andrea Enria, le banche italiane vengono  strangolate e con esse ogni possibilità di uscire dalla crisi, e quelle  tedesche e francesi vengono salvate.
Come? Imponendo a tutte le banche di iscrivere a bilancio le obbligazioni  non al valore a cui verranno rimborsate, cioè al valore nominale, che è  quello reale, ma al valore che avrebbero se fossero venduti sul mercato. Ma,  com’è noto, la speculazione ha affossato i nostri titoli e premiato quelli tedeschi e francesi. Quindi i Bot e i Btp in borsa valgono molto poco mentre i titoli tedeschi e francesi sono quotati a più del valore nominale. Ciò  consente alle banche di Germania e Francia di vantare riserve ALTE,  nascondendo i loro titoli tossici, diluiti nel mare dei loro titoli di  grande valore, mentre le banche italiane risultano avere riserve più basse.
E’ un falso clamoroso perché giunti a scadenza i titoli vengono rimborsati  al valore nominale.
Ma non basta: siccome la stessa autorità di Basilea impone alle banche di  tenere ferme delle riserve molto alte, ciò significa che le banche italiane,  le cui riserve risultano così deprezzate, sono costrette a cercare molti più  capitali delle banche francesi e tedesche. E’ anche così che si rinforza
l’impressione che l’Italia sia in difficoltà rispetto a Germania e Francia.

6) Noi lavoriamo forse meno dei tedeschi? Non è vero neppure questo. Anche prima  che Monti la aumentasse, la nostra età pensionabile – eliminate le pensioni di anzianità – era più alta di quella francese e pari a quella tedesca. A fronte di una pensione mediamente più bassa, e contributi  più alti. In media, inoltre, secondo uno studio francese, i lavoratori  italiani lavorano più ore all’anno di quelli tedeschi e francesi.

7)  Ciampi fece una escamotage per farci entrare nel paradiso UE: nascose il  debito delle FFSS. E la Grecia pure fece una scorrettezza, aiutata dalla  Goldman Sachs.

Prodi e Ciampi truccarono i conti per entrare nell’euro e la Germania lo sapeva

Però a questo punto mi permetto di dubitare che  la Germania fosse questo gioiello di perfezione economica. Anche perché  dieci anni prima aveva per motivi di fratellanza teutonica inglobato l’ex-Germania Est (la Prussia) che aveva una economia a pezzi,  regalando ai tedeschi dell’Est la parità istantanea con il Deutschmark.  A  ogni singolo prussiano regalarono subito una somma di benvenuto  Begrüßungsgeld, che sarà stata una mancetta, d’accordo, ma va moltiplicata  per milioni. Poi sarebbe interessante sapere con quali effetti  economici integrarono nella loro economia tutta l’economia e la previdenza  sociale di un intero Paese.

8) La Germania inflessibile e sprezzante dimentica l’ultima volta che ha avuto bisogno lei di un  salvataggio dai creditori del mondo. Fu alla fine della prima guerra  mondiale, e com’è noto fu salvata a condizioni tremende, le quali suscitarono la reazione che portò all’ascesa di Hitler.
Eppure, dati alla mani, quelle condizioni erano migliori di quelle che hanno fatto a pezzi la Grecia. V. A.Evans Pritchard sul Daily Telegraph del 13 febbraio:
http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/9077586/Germanys-Carthaginian-terms-for-Greece.html

9 ) Infine: la tanto decantata superiorità della Germania in che risiede?   Non ce l’ha nell’informatica e nelle telecomunicazioni; non in fonti  energetiche proprie; non nella finanza perché le sue banche hanno fame di  capitali da soddisfare urgentemente e paura di tutte le schifezze più o meno  evidenti nei loro portafogli; i suoi länder hanno buchi di bilancio come  alcune regioni italiane; è forte nell’industria automobilistica ma l’auto è  un prodotto maturo;  ecc.   E, allora, su che si basa la forza dei bund?  Contiamo quanti prodotti maturi hanno i tedeschi e quanti gli italiani.
(cfr P. Bonazza, Lo stato di salute economica della Germania è da dimostrare  (c) Italia Oggi 15 febbraio 2012) E andiamo a vedere quante aziende italiane  sono state avidamente acquistate da compratori esteri: è un tragico elenco  che non finisce più.

E adesso, dopo averci massacrati (a partire dall’attacco “umanitario” alla  Libia che ha travolto le nostre imprese e riaperto i fiumi di immigrazione  che si erano fermati) vogliono papparsi anche le grosse aziende strategiche.  Già sono riusciti, dopo anni di pressioni da parte degli americani, a far scorporare la Snam dall’Eni. In modo tale da scalarla ovviamente. E dopo  sarà il turno di Finmeccanica, Impregilo, Fincantieri…. Sono in rosso dite? Certo, e i sindacati, se no, a cosa servono?

10) L’Italia non andava male. Anzi, andava meglio degli altri. Qui sotto un grafico che dimostra l’andamento negli ultimi sei anni dei debiti sovrani. Di cosa è composto il nostro piccolo aumento annuale? Tutti interessi sul debito già esistente. Invece quello che sta facendo aumentare il debito della Germania è fatto per più della metà di sostegno al settore finanziario.


Ciò dimostra che, se  lasciata  stare l’Italia avrebbe anche ridimensionato questo unico dato negativo a suo carico: il  debito. Perché il trend dimostra che gli altri ci  stavano raggiungendo al galoppo. L’ anno prossimo gli Stati Uniti saranno a  un rapporto debito/PIL del 100%, e sono dimensioni MOLTO più grandi delle nostre. Il Giappone ha un rapporto al 200%, ma non preoccupa perché  l’economia sottostante è sana e il debito è in mano ai giapponesi. Era così anche per noi, l’economia reale prima dell’arrivo del governo  Goldman era sana, e il nostro debito era  in mano alle banche e ai privati  italiani, la nostra ricchezza era intatta perché consisteva nei risparmi dei  cittadini, i quali da assennati avevano investito nel mattone. Già: il  mattone: esattamente la prima cosa che Monti ha preso di mira per finire di  distruggerci.

A chi conviene l’euro? Solo alla Germania
Rischiocalcolatohttp://www.traderlink.it/notizie/viewer.php?idnews=621225&idcanale=4
La Germania si arricchisce a spese di tutti gli altri paesi Europei. Il fenomeno e’ epocale: e’ come se in Italia tra il 2005-2012 avessero chiuso i battenti TUTTE le imprese del Centro Italia, e si fossero trasferite in blocco in Germania. Il processo si auto-alimenta. I dati sono palesi. Tra 5 anni, di fatto, i PIIGS saranno semi-deindustrializzati e la Germania avra’ maggior forza per competere nel mondo. Ovviamente questo processo non porta solo a trasferire Produzione o export, ma anche PIL, occupazione, capitali, etc…:”

Solo con l’euro, Germania in surplus

La moneta unica fa bene a Berlino più che agli altri paesi 

La moneta unica fa bene a Berlino più che agli altri paesi

Riesce lei dove non ce l’hanno fatta, a suo tempo, gli Usa

Lemme lemme la Germania si sta acquistando la Sicilia

La Germania conquista la Sicilia con l’usura, sottraendola agli Usa, ovvero effetti geostrategici d’un collasso economico. Un usuraio agisce aprendo crediti insostenibili alla vittima, accrescendone poi il debito attraverso ulteriori prestiti, resi inestinguibili proprio perché a tassi usurari e a lungo termine.

Lemme lemme la Germania si sta acquistando la Sicilia

 

Alessandra Nucci



   

 

 

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