Adusbef, denuncia Bankitalia e Governo a Corte Strasburgo per acclarata complicità con Banche d’affari.

CORTE DI STRASBURGO 301201394035aStrasburgo, 12 Luglio 2013 – Il ministro dell’Economia Saccomanni e la Banca d’Italia da cui proviene, propaggini italiani e succursali subalterne degli interessi delle banche di affari, del Fondo Monetario Internazionale e della troika (Ue,Bce,Fmi), hanno il dovere di chiarire ai consumatori vessati ed ai contribuenti spremuti con una pressione fiscale del 39,5%, la genesi, l’evoluzione e le perdite subite- pari ad almeno 3,1 miliardi di euro nel rimborso del gennaio 2012 a Morgan Stanley-sugli swap sottoscritti dalla Repubblica Italiana a favore delle banche di affari, vere e proprie porte girevoli di ministri ed ex direttori generali del Tesoro, come ad es. Mario Draghi, Domenico Siniscalco, Vittorio Grilli. 

Non è più possibile – sottolinea il Presidente di Adusbef, Elio Lannutti – che il ministro dell’Economia possa continuare nella più  assoluta reticenza ed opacità ad occultare le perdite reali subite con strumenti diabolici denominati derivati, strutturati con algoritmi così sofisticati da garantire guadagni certi alle banche, perdite sicure ai contraenti, Tesoro compreso, che dovrebbero essere banditi per le loro finalità tossiche-speculative, né che la complicità di Bankitalia e Governo con i banchieri, possano stringere un cappio al collo ai consumatori ed utenti dei servizi bancari, costretti a subire costi, tassi e condizioni capestro, per il palese conflitto di interesse con le banche socie.

Il capitale di Bankitalia infatti, che  ammonta a 156.000 euro, è costituito da 300.000 quote di partecipazione nominative di 0,52 euro ciascuna, la cui cessione –recita lo Statuto- avviene solo previo consenso del Consiglio Superiore e su proposta del Direttorio “nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dell’Istituto e di una equilibrata distribuzione”.Il 95% delle quote di partecipazione al capitale, di proprietà di banche (Intesa San Paolo ed Unicredit con il 52,3%) ed assicurazioni  (Generali, Allianz, Fondiaria Sai, Milano Assicurazioni,) costituisce un gigantesco conflitto di interesse che si è rafforzato con l’istituzione dell’Ivass, presieduto dal direttore generale di Bankitalia che assegna all’ex Isvap la vigilanza sul settore assicurativo.

Questo gigantesco conflitto di interesse, che lede i diritti di consumatori, risparmiatori, clienti, azionisti, PMI, privi di alcuna tutela dall’istituto centrale con l’apparente finalità di perseguire la stabilità (presunta) del sistema bancario a danno della concorrenza, ha costretto il legislatore italiano ad approntare una norma,  che imponeva entro la fine del 2008 alle banche azioniste di Bankitalia di cedere le proprie partecipazioni, affinché il capitale dell’istituto di vigilanza tornasse in mano pubblica, così come previsto dall’articolo 19, comma 10, della l. 28 dicembre 2005, n. 262. La Banca d’Italia, con l’apparente ed ingannevole finalità di tutelare la stabilità del sistema bancario, che non ha impedito la bancarotta del Monte dei Paschi di Siena il cui crack è costato 4,1 miliardi di euro ai contribuenti mediante Monti bond, ha consentito alle banche di vessare utenti e consumatori, anche con interpretazioni  elusive delle leggi, come  la famosa circolare dei tassi soglia oltre i quali un prestito diventa usurario ai sensi della legge antiusura 108/96, che escludeva dal calcolo usurario il “pizzo” della Commissione di massimo scoperto, che andava ad appesantire i  prestiti affidati di 3-4 punti  percentuale con una ricapitalizzazione trimestrale aggiuntiva vietata perfino  dall’art. 1283 del Codice Civile.

Poiché – prosegue Lannutti – i rapporti incestuosi nell’azionariato banche-Bankitalia, oltre a generare un mostro giuridico, producono ed hanno prodotto un  vulnus ai consumatori ed al sistema Paese, che invece di essere sanato dalle Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, che imponevano entro la fine del 2008 alle banche azioniste di Bankitalia di cedere le proprie partecipazioni affinché il capitale dell’istituto di vigilanza tornasse in mano pubblica così come previsto dall’articolo 19, comma 10, della l. 28 dicembre 2005, n. 262, è accentuato ogni giorno dall’azione lesiva della stessa Bankitalia che invece di un mercato concorrenziale, difende lo status quo di un sistema bancario costoso e vessatorio, che produce usi, abusi e quotidiani soprusi, dall’anatocismo ai mutui usurari, al risparmio tradito, coi costi dei conti correnti più elevati della media Ue a 27, ed i tassi sui mutui più alti di 1,29 punti base a febbraio 2013, che produce 27.100 euro in più per un mutuo trentennale di 100.000 euro. E’ stato calcolato che tale presunta ‘stabilità’ del sistema bancario italiano, costa ogni anno a correntisti e risparmiatori da 5 ai 7 miliardi di euro di maggiori oneri, tra costi diretti ed indiretti, come le spese di gestione dei conti correnti pari ad una media che si può pacificamente stimare tra i 295,66 euro (Fonte Commissario Europeo Michel Barnier) ed i 320,5 euro (indagine Adusbef).

Adusbef ha quindi depositato un  ricorso  alla Corte di Giustizia Europea contro lo Stato Italiano in primis e, per esso, contro la Banca d’Italia ed il Governatore pro-tempore Ignazio Visco,  per l’applicazione della legge e la cessione immediata di condotte lesive dei diritti e degli interessi dei consumatori italiani, letteralmente saccheggiati e taglieggiati da condotte non più tollerabili di Bankitalia & banche socie. 

Per queste ragioni Adusbef, nella memoria depositata al Commissario Europeo Michel Barnier ed alla Corte Europea di Lussemburgo, ha chiesto l’apertura di un procedimento giudiziario, che dopo gli accertamenti di rito,  porti  l’Italia ad essere condannata, quindi tempestivamente obbligata a riformare gli assetti dell’azionariato Bankitalia, per avere un istituto centrale indipendente sottratto alla longa manus dei banchieri e rispettoso dei diritti dei clienti e dei risparmiatori, per sanare una vera e propria  «anomalia» istituzionale che costa alla collettività di correntisti e risparmiatori, almeno 6 miliardi di euro l’anno ed al sistema Paese costi indefiniti. (Opi)



   

 

 

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