Il gip di Treviso aveva confermato la misura cautelare dell’arresto in carcere ma il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza
Per il ragazzo 29enne di origine marocchina che si sarebbe reso responsabile di una violenza sessuale aggravata, avvenuta poche settimane fa in un comune della castellana ai danni di una ragazzina che non ha ancora compiuto 14 anni, i giudici veneziani hanno disposto la scarcerazione ritenendo sufficiente il semplice obbligo di firma.
Secondo quanto sarebbe stato ricostruito dalle indagini, coordinate dal pubblico ministero Gabriella Cama l’episodio era accaduto nel pomeriggio del 7 maggio scorso all’interno di un parco pubblico. La vittima, una minore nata nel 2012, si trovava da sola su una panchina quando è stata avvicinata dal 29enne che, probabilmente alterato dall’uso di alcolici, sedutosi accanto alla ragazzina le avrebbe sottratto dalle mani il telefono cellulare costringendola a fornirgli il proprio numero di telefono, effettuando una chiamata di prova verso la propria utenza mobile per verificarne l’esattezza. Subito dopo l’uomo l’avrebbe bloccata con la forza afferrandola per le spalle per impedirle di fuggire e le avrebbe palpeggiato l’interno coscia.
L’allarme è scattato alle ore 18,26, quando è giunta ai Carabinieri la richiesta di intervento. Alle ore 19,30 il padre della minore si è presentato presso la Stazione dell’Arma di Castelfranco Veneto per sporgere denuncia. I militari della Compagnia di Castelfranco Veneto hanno rintracciato l’immigrato (difeso dall’avvocato Paola Miotti) mezzora dopo nei pressi di un sottopassaggio ferroviario. Alla vista della pattuglia avrebbe tentato di nascondersi rannicchiandosi dietro un muretto e, una volta bloccato, ha rifiutato di fornire le proprie generalità. Nel corso della perquisizione personale gli agenti hanno sequestrato lo smartphone in uso all’indagato, al fine di verificare i contatti telematici ed l’eventuale presenza di materiale pedopornografico.
Il quadro indiziario a carico del ventinovenne era stato giudicato solido e univoco: il gip Marco Biagetti aveva sottolineato la piena attendibilità della persona offesa, la cui testimonianza è risultata precisa sia nella descrizione dei dettagli dell’abbigliamento dell’aggressore (una maglia verde militare e pantaloni grigi), sia per il riscontro oggettivo del numero di telefono rimasto registrato sul cellulare della ragazza. Ravvisando la sussistenza del concreto pericolo di fuga, determinato dallo stato di clandestinità del soggetto sul territorio nazionale, dove è presente in modo irregolare da oltre due anni, e dalla totale assenza di una dimora stabile, aveva accolto la richieste della Procura sulla misura cautelare. Decisione travolta però da quanto stabilito dal tribunale della Libertà

