Alessandro Lomele (PD), viene descritto come uno dei membri più attivi del clan. Il Gip ha disposto il carcere escludendo i domiciliari
Tra i tredici arrestati nell’operazione che ieri, 19 maggio, ha smantellato il clan Panarelli di Conversano c’è un nome che stona con gli altri: Alessandro Lomele, 41 anni, nato e residente a Conversano, detto “celestino”. Dipendente dell’Arif – l’Agenzia Regionale per le Irrigazioni e le Foreste della Puglia – e sommelier AIS Puglia per passione.
Iscritto al Partito Democratico di Conversano sin dalla sua fondazione, parte del gruppo dirigente del circolo locale dei democratici, candidato al consiglio comunale nelle liste del PD in vista delle prossime elezioni amministrative. Un profilo da cittadino integrato, visibile, rispettato. Il PD lo ha sospeso immediatamente dopo la notizia dell’arresto, dichiarando di “sentire il dovere di prendere le distanze da ogni situazione che possa anche solo generare dubbi”
Il ruolo nell’organizzazione
L’ordinanza del Gip Alfredo Ferraro non lascia spazio a interpretazioni sul ruolo di Lomele all’interno del sodalizio. Tra tutti i tredici indagati, è indicato come uno dei due più attivi insieme a Pasquale Giannoccaro: a lui sono contestati sette reati-fine, vale a dire sette episodi specifici di cessione di stupefacenti documentati dalle indagini, in aggiunta al reato associativo.
Il suo compito nell’organizzazione era preciso: custodia, confezionamento e vendita al dettaglio dello stupefacente sulla piazza di Conversano, in stretta collaborazione con Giannoccaro. Sotto di lui operava Vincenzo Magistà, che metteva a disposizione il proprio bar come base logistica. Lomele, in sostanza, era un nodo centrale della catena distributiva del clan.
I reati-fine contestati coprono un arco temporale che va dal giugno 2021 al gennaio 2023 e riguardano la cessione di cocaina a più acquirenti diversi, con cadenza che in alcuni casi l’ordinanza quantifica in “due o tre volte a settimana”. In un episodio è contestata anche la partecipazione a un’estorsione: insieme a Giannoccaro, avrebbe costretto un uomo a consegnare 3.000 euro in contanti – il denaro fu recapitato direttamente nelle mani di Lomele.
“Incensurato ma pericoloso”: il giudizio del Gip
Il dato più significativo sul profilo di Lomele emerge dalla valutazione conclusiva del Gip, quella in cui il giudice motiva la scelta della misura cautelare. Il Gip scrive che Lomele, “seppure incensurato, ha mostrato una spiccata pericolosità e proclività a commettere reati, fornendo un contributo indispensabile all’operatività del gruppo criminale di cui è membro.” Per questo ha escluso qualsiasi misura alternativa al carcere – nemmeno i domiciliari con braccialetto elettronico: “del tutto inidonea”, scrive il Gip, perché non in grado di impedirgli “di perpetrare le condotte criminose e di compiere dal proprio domicilio attività criminali analoghe a quelle del presente procedimento.”
L’assenza di precedenti penali non è stata dunque considerata un elemento a suo favore, ma ha anzi acquisito un peso diverso nel ragionamento del giudice: Lomele è esattamente il tipo di soggetto che il Procuratore Aggiunto Giuseppe Gatti, nella conferenza stampa di martedì 19 maggio, ha definito dotato di “agibilità sociale” – qualcuno che, grazie alla propria reputazione incensurata, “raggiungeva obiettivi strategici contando sulla fiducia della cittadinanza.”
L’intercettazione: “il paese lo dobbiamo gestire noi”
Una conversazione captata dagli investigatori il 7 ottobre 2022 tra Lomele e Giannoccaro Pasquale restituisce con chiarezza la mentalità del gruppo. È Giannoccaro a parlare, ma Lomele è il suo interlocutore diretto: “il paese lo dobbiamo gestire noi… gli ho detto ancora viene qualche altro a rompere i coglioni da fuori a fare le cose scorrette il paese lo gestiamo noi le cose giuste u fra… hai capito senza cacamento di cazzo…”. Una frase che il Gip valorizza come prova del progetto egemonico del clan – trasformare Conversano in un feudo – e della piena consapevolezza di Lomele rispetto agli obiettivi del sodalizio.
La sospensione dal Pd
La notizia dell’arresto ha costretto il Partito Democratico di Conversano a una reazione immediata. In un comunicato stampa diffuso nella mattinata, il circolo “P. Di Munno” ha annunciato la sospensione di Lomele dichiarando di “sentire il dovere di prendere con chiarezza le distanze da ogni situazione che possa anche solo generare dubbi, opacità o ombre sul corretto esercizio della funzione pubblica e sull’immagine delle istituzioni cittadine.” Il partito ha precisato di voler evitare “sia processi sommari sia sottovalutazioni”, richiamando i principi di legalità e trasparenza come fondamento della propria azione politica.
La presenza di Lomele in lista era la conferma pratica di ciò che il Procuratore Aggiunto Gatti ha definito in conferenza stampa “un processo di integrazione relazionale inquietante”: soggetti inseriti nella vita civile, capaci di muoversi nei circuiti della politica locale, che garantivano al sodalizio una copertura sociale difficile da individuare e da smontare.

