Salis, le carte dell’immunità lasciano in piedi le accuse

Ilaria Salis

di Luca Fazzo – “Lo scopo sottostante del procedimento appare essere quello di mettere a tacere Ilaria Salis a causa delle sue opinioni politiche e del suo attivismo di lunga data, in particolare nella sua opposizione alla commemorazione neonazista annuale autorizzata a Budapest, che costituiscono anche la base del suo impegno e della sua attività politica in qualità di deputata al Parlamento europeo”.

È questo il passaggio cruciale del provvedimento, pubblicato ieri sul sito dell’Europarlamento, che ha salvato dall’arresto Ilaria Salis. È il documento alla base del voto a scrutinio segreto e che per un solo voto di scarto respinse in ottobre la revoca dell’immunità parlamentare chiesta dalla magistratura ungherese, che aveva dovuto liberare la giovane estremista italiana dopo la sua elezione a Strasburgo, ma che non rinuncia a volerla processare.

Il documento pubblicato ieri sostiene l’esistenza di un “fumus persecutionis” ai danni della Salis, ma non contesta la gravità delle accuse a suo carico. Anzi, si riconosce che è stata accusata di “tre capi di imputazione per tentate lesioni personali tali da causare danni potenzialmente letali, nell’ambito di un’organizzazione criminale”, “due volte in qualità di coautrice e una volta in qualità di complice; considerando che i fatti ascritti a Ilaria Salis costituiscono pertanto reati ai sensi del codice penale ungherese”. E delle violenze commesse a Budapest dalla “organizzazione criminale”, ovvero la Hammerbande tedesca, la Salis è considerata una dei protagonisti assoluti, tanto che “il Tribunale regionale di Budapest sembra non essere a conoscenza di atti di violenza commessi da altri partecipanti, in particolare da coloro che celebravano la commemorazione del cosiddetto Giorno dell’Onore nel 2023, che abbiano dato luogo ad azioni nei loro confronti”. Secondo la richiesta, Salis avrebbe preso parte il 10 e l’11 febbraio 2023 agli attacchi contro i militanti di estrema destra.

Oltretutto, l’Europarlamento dà atto che “presunti reati e la conseguente richiesta di revoca dell’immunità non sono connessi alle opinioni espresse o ai voti espressi da Ilaria Salis nell’esercizio delle sue funzioni di deputata”. E si sottolinea che “l’immunità parlamentare non è un privilegio personale del deputato, bensì una garanzia dell’indipendenza del Parlamento nel suo insieme e dei suoi membri”.

Allora perché non viene revocata l’immunità e autorizzato il processo? Qui entra in gioco il “fumus”. Sulla base di una ardita ipotesi di continuità tra la militanza antagonista e il ruolo di eurodeputata (le violenze di Budapest sarebbero “anche la base del suo impegno e della sua attività politica in qualità di deputata al Parlamento europeo;”), l’assemblea di Strasburgo dice che “si può ritenere sussistente un fumus persecutionis, vale a dire l’esistenza di elementi concreti che indicano che l’intento sottostante al procedimento giudiziario è quello di pregiudicare l’attività politica di Ilaria Salis in qualità di deputata al Parlamento europeo”.

Per cui “considerando che il Parlamento non può assumere il ruolo di un tribunale e che, nell’ambito di una procedura di revoca dell’immunità, un deputato non può essere considerato un imputato; decide di non revocare l’immunità di Ilaria Salis”. E comunque “il Parlamento dispone di un’ampia discrezionalità nel decidere se concedere o rifiutare una richiesta di revoca dell’immunità (…), in ragione della natura politica di tale decisione”. Ammissione esplicita: il salvataggio della Salis è stata una operazione politica. E lo scrutinio segreto, scelto a differenza che in numerosi casi analoghi, servì proprio a permettere l’inciuci.

www.ilgiornale.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *