Eredità Agnelli, per John Elkann chiesto rinvio a giudizio anche per truffa

John Elkann

La procura di Torino ha notificato la richiesta di rinvio a giudizio di John Elkann anche per i reati che lui sperava di estinguere con la messa alla prova, facendo ripetizioni agli studenti. Quest’ultima novità sul caso dell’eredità Agnelli è emersa il 13 aprile, a margine dell’udienza preliminare sugli episodi per cui il giudice Antonio Maria Borretta aveva disposto l’imputazione coatta.

Adesso, tutti i fascicoli derivata dall’inchiesta penale sui lasciti dell’Avvocato Gianni Agnelli e di sua moglie Marella Caracciolo saranno riuniti, facendone eventualmente scaturire un unico processo penale in cui potrebbero anche essere coinvolti gli indagati Gian Luca Ferrero (commercialista e presidente della Juventus) e Remo Morone (notaio). Le accuse, a vario titolo, sono truffa aggravata ai danni dello stato, dichiarazione fraudolenta e falso.

Commentano gli avvocati di Elkann: “Lo sviluppo di oggi è solo un passaggio procedurale assolutamente atteso per permettere la ricomposizione di un procedimento che ha avuto una genesi unitaria. Ribadiamo che il nostro interesse è difendere nel merito una persona del tutto estranea ai fatti contestatiâ€.

Le irregolarità della successione

L’inchiesta del procuratore aggiunto Marco Gianoglio, con i sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti, è incentrata sulla residenza di Caracciolo, dichiarata in Svizzera dal 2010 al 2019. In realtà, secondo gli inquirenti, era a Torino, come Margherita Agnelli aveva denunciato. È stata lei, figlia dell’Avvocato e mamma degli Elkann, a chiedere di avviare le indagini.

In questo contesto, gli investigatori hanno documentato una serie di presunte irregolarità fiscali nella gestione del patrimonio, che è al centro anche di un intricato processo civile con cui Margherita sta tentando di ottenere una fetta maggiore di eredità e di altre cause in Svizzera, dove un giudice ha appena condannato gli Elkann a risarcire la mamma con quasi un milione di euro.

Le strategie fallite

Elkann sperava di risolvere i guai giudiziari con l’archiviazione di alcune accuse, come inizialmente chiesto dalla procura di Torino, e la messa alla prova a seguito del pagamento di 183 milioni di euro al fisco. La sua strategia ha iniziato a vacillare quando il giudice Borretta, prima di Natale 2025, ha sostenuto che non ci fossero le condizioni per archiviare nessuna delle contestazioni. Per questo, ha imposto alla procura l’imputazione coatta. In questo contesto, a febbraio 2026, è maturato il definitivo respingimento della richiesta di messa alla prova, che sarebbe consistita in dieci mesi di volontariato come tutor degli studenti di una struttura salesiana per estinguere i reati non archiviati.

Ferrero, invece, voleva lasciarsi alle spalle il procedimento patteggiando con il pagamento di una sanzione di 73mila euro, senza pene accessorie e senza dover fare un passo indietro dalla presidenza della Juventus. Anche questa proposta, dopo l’iniziale via libera della procura, è stata respinta dal giudice.

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