Spagna, doccia fredda per Sanchez: la moglie a un passo dal processo

Spagna, indagata la moglie di Sanchez

Grossi guai in casa Sanchez. Il premier spagnolo, che sta vivendo un momento di grande protagonismo sulla scena internazionale grazie alle posizioni nette rispetto alla guerra in Medioriente e alle politiche di Donald Trump, si trova a dover affrontare una nuova difficoltà, ma sul fronte interno.

Mentre è in visita ufficiale in Cina, per rafforzare le relazioni con il gigante asiatico, è arrivata la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per la moglie Begoña Gomez, dopo un’indagine durata due anni. Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado, titolare del Tribunale numero 41 di Madrid, ha accusato la first lady di quattro reati: traffico di influenze, corruzione tra privati, malversazione di fondi pubblici e appropriazione indebita, e punta a che si tenga un processo con la giuria popolare.

L’inchiesta sulla moglie di Pedro Sanchez

Il gip ha chiesto il rinvio a giudizio anche per l’assistente di Begoña Gomez alla Moncloa, Cristina Alvarez, anche lei accusata dei quattro reati, e per l’imprenditore Juan Carlos Barrabés, per traffico di influenze e corruzione. Il sospetto avanzato dal giudice istruttore è che la first lady si sia servita della sua vicinanza a Sanchez per influenzare autorità e funzionari, promuovendo la propria carriera privata attraverso la creazione di una cattedra co-diretta presso l’Università Complutense di Madrid.

Gomez avrebbe poi raccolto fondi da grandi imprese per finanziare il progetto e in particolare la creazione di un software di cui, secondo l’accusa, si sarebbe appropriata, in cambio di trattamenti di favore alle aziende. Infine, l’accusa di malversazione riguarda l’aiuto che avrebbe ricevuto nelle sue attività private da parte dell’assistente Alvarez, che è pagata con fondi pubblici per occuparsi esclusivamente degli appuntamenti che hanno a che fare con il ruolo di first lady di Gomez.

Nell’ordinanza, il giudice Peinado sostiene che Barrabés abbia aiutato Gomez nella creazione della cattedra alla Complutense e che abbia ricevuto in cambio benefici per le sue aziende. Come prova ci sarebbero le lettere firmate dalla first lady a sostegno di una joint venture legata all’imprenditore, incluse in procedure di gara di enti pubblici. Nell’ordinanza Peinado è stato particolarmente duro, affermando che “una condotta proveniente dai palazzi presidenziali, come in questo caso, sembra più tipica dei regimi assolutisti” e che per trovare precedenti simili bisogna risalire ai tempi di Fernando VII. Affermazione che è stata accolta con sdegno negli ambienti dell’esecutivo e del Partito socialista, che hanno anche contestato il “tempismo” con cui ha agito il giudice istruttore.

La vicenda sarà sicuramente al centro della conferenza stampa che Sanchez terrà martedì al termine dell’incontro con il presidente cinese Xi Jinping. La doccia fredda è arrivata poi a pochi giorni dalla Global Progressive Mobilisation, durante la quale Sanchez accoglierà a Barcellona i più importanti leader progressisti del mondo per lanciare il modello spagnolo come alternativa alle destre.

La notizia due anni fa dell’apertura di un’inchiesta a carico di Gomez lasciò spiazzato il premier, che poco dopo, in una lettera ai cittadini, riferì che si sarebbe preso cinque giorni di riflessione per decidere se continuare a ricoprire il suo incarico di capo di governo. Sanchez annunciò poi la volontà di andare avanti e di lottare contro quella che definì una “macchina del fango”, messa in moto dalla galassia delle destre.

Il caso di Gomez nacque proprio da una denuncia sporta dallo pseudo sindacato Manos Limpias, vicino all’ultradestra. Da allora il premier non ha mostrato cedimenti e ha tirato dritto anche di fronte a sconfitte elettorali e agli scandali legati al caso di corruzione che ha travolto il suo ex braccio destro José Luis Abalos, attualmente sotto processo insieme all’ex consigliere Koldo Garcia.

Una nuova tegola è arrivata però anche per il principale partito dell’opposizione, il Partito popolare, con nuove ombre sull’ex premier Mariano Rajoy nel cosiddetto ‘caso Kitchen’, riguardante la distruzione delle prove relative ai fondi neri della formazione politica.

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