Oriana Fallaci – Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006
Per Oriana Fallaci, la libertà era un dovere morale assoluto. Rivendicava con forza il diritto di esprimersi senza filtri, difendendo la propria indipendenza intellettuale fino a considerare legittimo, in una logica di scontro, il diritto di odiare chi minacciava i valori occidentali e la libertà stessa.
La ricerca della verità e l’indipendenzaIl percorso di Oriana Fallaci è stato segnato da un‘inesauribile sete di verità e da un coraggio forgiato durante la Resistenza. Dalle prime inchieste giornalistiche in Vietnam ai sanguinosi scontri in Messico (dove rimase ferita nel 1968), la sua scrittura è sempre stata un’indagine spietata sulla natura umana e sui meccanismi del potere.
Non ha mai cercato compromessi, guadagnandosi ammiratori e detrattori per la sua intransigenza. Amore, odio e passione civileIl pensiero della Fallaci sul sentimento è complesso e spesso anticonvenzionale. Rifiutava la retorura sdolcinata della parola “amore”, preferendo concepire i legami in termini di vita e di azione. Nel suo lavoro, questo si traduceva in una passione totalizzante, come dimostra la sua intensa e tormentata storia d’amore con il rivoluzionario greco Alekos Panagulis, celebrata nel celebre libro Un uomo.
Allo stesso tempo, ha rivendicato pubblicamente il diritto all’odio come reazione inevitabile e proporzionale nei confronti di chi propugna la violenza e l’annientamento. Un concetto espresso in modo dirompente nei suoi ultimi saggi, a partire da La rabbia e l’orgoglio (2001), nato in seguito agli attentati dell’11 settembre.Per approfondire l’eredità intellettuale, la schiettezza e la passione civile che hanno guidato il suo percorso di scrittrice e inviata di guerra:

