(www.lanazione.it/prato) – Scarcerato perché la cella è piccola. Potrà usufruire di uno sconto della pena di ben 199 giorni per le condizioni “degradanti” e “disumane” in cui è stato costretto a vivere durante il periodo di detenzione nel carcere della Dogaia a Prato. E’ quanto ha stabilito il tribunale di Sorveglianza di Firenze accogliendo la richiesta di un cittadino di origine pachistana, 61 anni, assistito dall’avvocato Andrea Palazzeschi, che da 2017 è detenuto nella casa circondariale di Prato per scontare una condanna definitiva a 12 anni per violenza sessuale su minore, fra l’altro in concorso con la moglie.
Le criticità del carcere della Dogaia
Il carcere della Dogaia, come quello di Sollicciano a Firenze per il quale la procura ha disposto nei giorni scorsi il sequestro di sette sezioni per le gravi carenze strutturali e igienico sanitarie, è da sempre alle prese con problemi di sovraffollamento, di gestione di detenuti esagitati e di scopertura di organico della polizia penitenziaria. Difficoltà che spesso costringono la direzione del carcere a sistemare i detenuti in celle che per dimensione non sono adatte a ospitare tre persone alla volta.
Spazi sotto i tre metri quadrati
Il detenuto, tramite il suo legale, ha più volte sollecitato il tribunale di Sorveglianza a intervenire a causa delle condizioni “degradanti” in cui si svolgeva la detenzione. Fra le problematiche che lo stesso tribunale ha constatato c’è quella del sovraffollamento: in una cella da due persone, spesso ne vengono messe tre lasciando lo spazio vitale a loro disposizione sotto i tre metri quadrati, limite imposto per legge.
Il tribunale ha accertato che il pachistano è rimasto per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi angusti e troppo ristretti. Il detenuto, in realtà, aveva lamentato anche le scarse condizioni igienico sanitarie, la mancanza di acqua calda nei bagni, del riscaldamento in inverno, le temperature roventi in estate, le difficoltà ad accedere ad attività ricreative o di altro genere. Il tribunale però gli ha concesso lo sconto della pena solo per la ristrettezza della cella calcolando, come prevede la legge, un giorno in meno di carcere ogni 10 giorni di sovraffollamento o condizioni degradate. Inoltre il tribunale ha disposto 288 euro a titolo di risarcimento per altri sedici giorni di detenzione “degradante”.
Il commento del legale
“Ancora non è stato scarcerato perché la pena finisce nel dicembre del 2027 – ha detto l’avvocato Palazzeschi – ma gli restano solo pochi mesi. Si parla di Sollicciano, ma il carcere di Prato non è messo meglio”. E in effetti i problemi della Dogaia sono noti da tempo. Intanto ieri sono arrivati quattro detenuti spostati da Firenze e oggi ne arriveranno altri dieci facendo alzare il livello di attenzione soprattutto sulla sezione di media sicurezza che è quella che risulta avere le maggiori difficoltà di spazi e sovraffollamento.

