La storia che arriva da Ravenna è un misto tra il comico e il fantascientifico, ma maledettamente reale
di Massimo Sanvito (www.liberoquotidiano.it) – Una commedia alla gitana, che però scardina il sistema giudiziario italiano. I fatti risalgono al 30 luglio del 2021. Una famiglia rom sta campeggiando nel piazzale di fronte alla basilica di Sant’Apollinare, in località Classe, con tanto di amaca, un telo steso ad asciugare e giochi per bimbi a terra. La polizia locale si avvicina e al camper e non può far altro che far rispettare il regolamento comunale staccando due verbali (uno da 114 e uno da 164 euro). Davanti a loro gli agenti avevano trovato «un’attività assimilabile a campeggio al di fuori degli spazi appositamente autorizzati».
La proprietaria del mezzo, una 33enne, «impediva l’accessibilità e la fruizione dell’area pubblica da parte della comunità». Della serie: la multa, così, non te la leva nessuno. E invece no. Perché i nomadi fanno ricorso e lo vincono pure: il giudice di pace gli dà ragione perché «tale tipologia di campeggiatori staziona solo poche ore in ogni area spostandoli poi in altre aree della città, è evidente come non si possa parlare di campeggio».
E le norme di polizia urbana approvate dalla politica?
Carta straccia. Un precedente pericoloso, se è vero che altre cause di quell’estate di cinque anni fa potrebbero andare nella stessa direzione. L’avvocato della famiglia rom, Andrea Maestri, già parlamentare di Possibile (la creatura di Pippo Civati) e oggi rientrato nel Pd, nel ricorso aveva spiegato come «la signora – persona regolarmente soggiornante in Italia – legittimamente abitasse in un camper assieme al marito e ai figli» e che quindi «fosse costretta a trovare provvisoriamente parcheggio nelle diverse aree della città». Guai a parlare di campeggio, un termine «offensivo e stigmatizzante». Che, però, era stato utilizzato non da un pericoloso estremista ma bensì dal sindaco di allora, Michele De Pascale (oggi governatore dell’Emilia-Romagna).
«Con ogni evidenza, si vuole punire uno stile di vita, quello della popolazione rom, ricorrendo a scorciatoie giuridiche», aveva sottolineato il legale, riferendosi allo stesso regolamento comunale da cui a suo dire emergeva «non la fotografia di una famiglia di turisti inglesi in visita a Ravenna col proprio camper ma sembra obiettivamente la fotografia dello stereotipo della famiglia rom».
Chissà come mai le famiglie inglesi in vacanza a Ravenna usano le aree campeggio autorizzate e non i piazzali delle chiese. Ah già, quello lo fanno solo i nomadi… «Non si sanziona il semplice parcheggio del camper ma lo stazionamento prolungato con utilizzo del veicolo come dimora», ha di contro spiegato il Comune, che potrebbe fare a sua volta ricorso. Niente da fare. Legalità e giustizia, ancora una volta, si sono fermati davanti a un accampamento.

