L’ex presidente divenuto tribuno contro la corruzione, considerato filo-russo e anche euroscettico, Rumen Radev, verso la vittoria in Bulgaria
Anzi, verso un trionfo, se sarà confermato il risultato parziale dello spoglio, al 65%, che gli attribuisce la maggioranza assoluta dei 240 seggi del Parlamento monocameral bulgaro, consentendogli di non allearsi con nessuno, contrariamente a quanto facevano presumere gli exit poll, che davano anche in bilico il partito socialista, che invece non ce la fa a superare lo sbarramento del 4%.
In gennaio Radev, ex top gun ed ex comandante dell’aeronautica, 62 anni, in un atto senza precedenti, annunciò le sue dimissioni dalla presidenza e dichiarò di voler scendere in campo per “distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del Paese” grazie, secondo lui, ai governi conservatori del Gerb, con la tacita complicità del partito della minoranza turca (Dps).
Sull’Ucraina Radev, ex comandante dell’aeronautica militare, pare assai cauto: sì, “la Russia è un aggressore”, ha sempre ammesso, ma la questione va risolta “non con le armi ma con la diplomazia”. Nei giorni scorsi è stato più chiaro e categorico: “Non si deve prestare aiuto militare e finanziario all’Ucraina. Non sono filorusso, ho una posizione filobulgara, cioè realistica. Su Kiev, si stanno prendendo decisioni avventate, che non tengono conto delle conseguenze. Questo sta portando la Bulgaria e l’Ue verso una crisi”. Per queste sue posizioni diversi osservatori in Bulgaria e all’estero lo hanno definito “filorusso ed euroscettico”, addirittura un potenziale “nuovo Orbán”, definizioni eccessive secondo altri analisti ANSA

