Caro energia, FMI: non aiutare le famiglie altrimenti non riducono i consumi

Fmi, Georgieva

Il Fondo monetario internazionale lancia un avvertimento ai governi europei alle prese con il nuovo shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente: intervenire sì, ma senza ripetere gli errori del 2022. In un’analisi firmata dal direttore del Dipartimento europeo del Fmi, Alfred Kammer, il messaggio è netto: tetti ai prezzi, sussidi indistinti e tagli generalizzati alle accise rischiano di essere misure costose, poco efficaci e persino controproducenti.

Il punto centrale, per il Fondo, è che non tutti i Paesi hanno lo stesso spazio di bilancio. Alcuni, come Danimarca e Svezia, grazie a livelli di debito più contenuti, possono permettersi politiche fiscali anticicliche. Altri, come Francia e Italia, no. Per i Paesi più indebitati il Fmi sostiene che eventuali interventi sull’energia debbano essere compensati da altre misure, senza allargare ulteriormente il deficit in una fase già delicata per i conti pubblici e per la fiducia dei mercati.

Il segnale da non dare

Non c’è solo un problema di spesa pubblica. Per il Fondo monetario internazionale, gli aiuti troppo ampi alterano anche il “segnale di prezzo”, cioè quel meccanismo che spinge famiglie e imprese a ridurre i consumi, migliorare l’efficienza e investire in soluzioni alternative. Se questo segnale viene annacquato, l’aggiustamento rallenta e la crisi rischia di durare più a lungo. Per questo il Fmi invita i governi a scegliere sostegni mirati e temporanei, con una data di scadenza chiara fin dall’inizio.

Tratto da  www.today.it

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