“Hanno buttato la benzina e poi hanno dato fuoco”. La testimonianza è quella di un afghano che viveva insieme ai quattro braccianti morti carbonizzati in un’auto ad Amendolara, nel Cosentino
L’uomo è un sopravvissuto: in base a quanto ha raccontato in un’intervista al TgR Calabria, in cui appare con le braccia fasciate per le ustioni, si trovava anche lui nell’auto che poco dopo sarebbe stata data alle fiamme, ma è riuscito a fuggire rompendo un finestrino della vettura.
L’uomo ha raccontato che tre delle vittime erano afghane e che i due fermati – accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato – avrebbero voluto dei soldi per il trasporto che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha proseguito l’uomo nel suo racconto, i due hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un accendino, appiccando così le fiamme.
Dal racconto del sopravvissuto emerge anche che i pakistani fermati minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare e non li pagavano. “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no” ha detto, aggiungendo che c’è una “grande mafia del Pakistan”.
Braccianti morti carbonizzati, due fermi
Il fermo dei due uomini pakistani è giunto al termine di un lungo interrogatorio a cui i due sono stati sottoposti nella Questura di Cosenza dove sono stati portati nella serata di lunedì 1 giugno dopo essere stati fermati a Villapiana. Gli investigatori della Squadra mobile sono risaliti ai due grazie al sistema di videosorveglianza del distributore di carburante nel quale è avvenuto l’omicidio che ha ripreso tutte le fasi del delitto plurimo.
Le immagini delle telecamere
Dalle immagini, come evidenziato nella nota della Procura, si vedono due persone – sicuramente i soggetti sottoposti a fermo – che bloccano le portiere dall’esterno facendo forza con le braccia mentre dal portellone posteriore viene presumibilmente lanciato liquido infiammabile. Quindi si vede una fiammata e i due fuggire.

