Chi c’era, a mangiare la pizza da Istabul Mimo alle undici della sera del 3 aprile, ricorda tre cose: il fumo dello spray al peperoncino che brucia negli occhi e che avvolge ogni cosa. Le grida fortissime. E poi, quando la nube si dissolve, una scena alla Pulp fiction, che un testimone descrive così:
«C’era un ragazzo con la testa tagliata da un machete in una pozza di sangue. L’amico che zoppicava con la tuta aperta sulla coscia, che zampillava. Il ristoratore con la mano aperta e l’emorragia in corso. Era tutto a soqquadro. Le sedie scaraventate a terra». Non si sa ancora, con esattezza, come sia iniziata quella serata finita con due giovani di 30 e 37 anni ricoverati al pronto soccorso del Giovanni Bosco e un terzo uomo medicato in condizioni meno gravi.
Il tentato omicidio
Ma l’inchiesta, svolta dalla squadra mobile e coordinata dalla pm Delia Boschetto, è a buon punto. Grazie alle telecamere e ai testimoni, nelle scorse ore è stato fermato un ragazzo di 21 anni. È tunisino, con precedenti. Ed è considerato l’autore materiale della mattanza sfiorata. Ora deve rispondere di tentato omicidio. «Non ho fatto nulla», ha detto ieri davanti al gip all’udienza di convalida, difeso dall’avvocata Francesca D’Urzo. Ma i testimoni – ne sono stati identificati una decina – lo avrebbero riconosciuto.
Il racconto del titolare
Era un cliente abituale. Così ricorda il ristoratore, che ora non è più a Torino. É l’uomo a cui è stata quasi tagliata una mano. Sentito dalla polizia, ha detto: «Sono io il titolare della pizzeria. O meglio, ero. Oggi era il mio ultimo giorno di lavoro. Erano le undici. C’erano dei ragazzi tunisini a cena, con le tute nere e le Nike ai piedi. Ce l’avevano coi pakistani, dicevano che stavano disturbando una ragazza seduta a un altro tavolo. Ma non era vero. Ho detto loro che erano solo dei clienti e che non facevano niente di male. Ma quelli hanno insistito. Sono andati al loro tavolo, a chiedere perché fissavano la ragazza. I pakistani si sono alzati in piedi e hanno risposto: noi non abbiamo guardato nessuno».
Lo spray per accecare
Il terzo amico delle due vittime, uno dei pochi a non essere finito in ospedale, ricorda che è stata questione di un attimo. «Hanno mostrato i coltelli, ma prima hanno usato lo spray. Lo hanno spruzzato contro il mio amico, e poi in tutto il locale. Io ero accecato. Quando ho riaperto gli occhi ho visto che erano tutti feriti».
L’arrivo della polizia
Sono scappati, a quanto pare, in due o tre. Per il fermato ieri la pm Boschetto ha chiesto la custodia cautelare in carcere. Il gip si è riservato. L’allarme alle volanti è arrivato poco dopo le 23. Sono i primi agenti ad avere descritto la crudezza della scena. Quando sono entrati nella pizzeria hanno visto «un uomo ferito alla testa seduto su una sedia», dei commensali affannati «con un panno che cercano di fermare l’emorragia», un altro uomo «che zoppica con la tuta grigia sporca di sangue, recisa come anche i legamenti». Ricorda un altro ragazzo: «Era solo una cena. Nessuno ha fatto niente a nessuno. I tunisini si sono fissati, per uno sguardo di troppo che chissà se c’è mai stato».

