Eurodeputata accusata di “apologia del terrorismo” e possesso di droga

Rima Hassan

L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan sarà processata il 7 luglio a Parigi con l’accusa di apologia del terrorismo, dopo un post pubblicato su X il 26 marzo e poi cancellato. La parlamentare, eletta con la France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e figura di spicco della sinistra radicale francese, è stata fermata il 2 aprile e trattenuta per alcune ore dalla polizia prima di essere rilasciata con una citazione a comparire in tribunale.

Il post controverso su Kozo Okamoto

Al centro dell’inchiesta c’è un post in cui Hassan citava Kozo Okamoto, ex attivista giapponese tra gli autori dell’attentato del 1972 all’aeroporto israeliano di Lod, oggi Aeroporto Ben Gurion, in cui morirono 26 persone. Nel post, poi rimosso, compariva una frase attribuita a Okamoto: “Ho dedicato la mia giovinezza alla causa palestinese. Finché ci sarà oppressione, la resistenza non sarà solo un diritto, ma un dovere”.

Secondo la procura di Parigi, il contenuto del messaggio potrebbe configurare il reato di apologia del terrorismo online, punibile in Francia con fino a sette anni di carcere e una multa di 100mila euro. La denuncia era stata presentata dal deputato del Rassemblement National Matthias Renault, che ha sostenuto di aver segnalato personalmente il post alla magistratura. Anche la Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo e la European Jewish Organization hanno presentato denuncia.

Il nodo delle sostanze stupefacenti: “Cbd con tracce di droga sintetica”

Durante il fermo, gli investigatori hanno inoltre trovato nella borsa dell’eurodeputata due confezioni di Cbd e una sostanza che, secondo gli inquirenti, potrebbe contenere tracce della droga sintetica 3-Mmc, abbreviazione di 3-metilmetcatinone, una droga sintetica simile alle anfetamine. Per questo, oltre all’accusa legata al post su X, Hassan è stata indagata anche per uso, trasporto e detenzione di sostanze stupefacenti.

La parlamentare respinge entrambe le accuse

In una nota diffusa dopo il rilascio, Hassan sostiene che le sostanze trovate fossero esclusivamente Cbs acquistato legalmente e utilizzato per motivi medici. Secondo la sua versione, una delle confezioni è risultata conforme ai prodotti in vendita, mentre sull’altra gli investigatori ipotizzano la presenza di tracce di droga sintetica aggiunte alla resina di Cbd. L’eurodeputata ha spiegato di aver indicato agli agenti il negozio dove aveva comprato il prodotto e sostiene che siano in corso verifiche per confermare la provenienza legale.

Hassan aggiunge di essersi sottoposta a un test delle urine, che avrebbe rilevato soltanto una minima presenza di Thc compatibile con l’assunzione di Cbd. “Tutte le informazioni che parlano di possesso di droga sono false e diffuse deliberatamente per danneggiarmi”.

Hassan e la causa palestinese: “Denunce partite dalla lobby filoisraeliana”

L’eurodeputata parla di una “persecuzione giudiziaria” legata alle sue posizioni sulla sulla causa palestinese. “Tutti i procedimenti per i quali sono stata finora ascoltata in audizione volontaria sono stati archiviati, 13 su 16 in totale – spiega – si tratta in gran parte di denunce presentate dalla lobby filoisraeliana in Francia contro le mie opinioni politiche sul genocidio a Gaza e sulla Palestina”. Restano invece aperti tre procedimenti, compreso quello che la porterà in tribunale a luglio.

Anche il suo partito denuncia un accanimento politico. Jean-Luc Mélenchon ha definito il caso “politicamente motivato”, mentre Manon Aubry, collega di Hassan al Parlamento europeo, ha parlato di una violazione dell’immunità parlamentare. Secondo Aubry, il fermo sarebbe parte di una “strategia di vessazione giudiziaria” contro chi difende la causa palestinese.

Il caso apre anche un fronte istituzionale. Gli eurodeputati godono infatti dell’immunità parlamentare per le opinioni espresse nell’esercizio del mandato, ma la legge francese consente comunque il fermo da parte della polizia in determinate circostanze. Dal Parlamento europeo fanno sapere di essere a conoscenza della vicenda, ma di non voler commentare procedimenti giudiziari ancora in corso.

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