Un missile da mezza tonnellata è piombato poco prima delle undici di ieri sera in mezzo alle palazzine a schiera di un quartiere popolare di Arad, cittadina che si affaccia sul Mar Morto, abitata da ultraortodossi ashkenaziti, arabi beduini, immigrati russi.
L’esplosione gigantesca ha sventrato venti condomini, ferendo 115 persone, di cui 10 in gravi condizioni. Settanta bambini sono ricoverati negli ospedali. Cinquecento civili sono sfollati. Due ore prima altri missili balistici lanciati dall’Iran – che i sistemi di difesa israeliani non sono riusciti a intercettare come ha affermato l’Idf – avevano colpito anche un quartiere residenziale a Dimona, cittadina a 16 chilometri dal ‘Centro di ricerca nucleare del Negev’, dove un edificio a più piani è crollato, 60 i feriti.
L’elevato numero di civili coinvolti in queste esplosioni, come raccontano in molti, è dovuto al fatto che, finora, l’area era stata una delle meno attaccate da Teheran. “Qui ci sentivamo sicuri, io ho un rifugio in casa, ma non ci entro mai quando suonano le sirene. Ora ho imparato la lezione”, spiega all’ANSA Adam Abu Rabi’a, istruttore di scuola guida che abita accanto al luogo dell’esplosione, originario del villaggio beduino Drijat, adiacente ad Arad. La sua casa ha avuto danni minori, ma ha diversi parenti tra gli sfollati. “La guerra è terribile e speriamo finisca presto. Non riesco neppure a immaginare cosa potrebbe succedere se l’Iran avesse l’atomica. Scrivilo questo – dice Adam – noi sosteniamo l’esercito israeliano”.
Nonostante nel perimetro del deserto del Negev si trovi la cosiddetta ‘fabbrica tessile’ – nome in codice con cui gli israeliani fanno riferimento alla centrale nucleare che il Paese non ha mai dichiarato ufficialmente – e numerose basi dell’Idf – come quella di Nevatim, a una quindicina di chilometri da Arad, da dove presumibilmente decollano molti dei caccia che attaccano l’Iran – dal 28 febbraio l’area non era stata martellata dagli attacchi della Repubblica Islamica. Che invece si è concentrata a colpire il centro del Paese – specie Tel Aviv e Gerusalemme – dove vive più della metà della popolazione israeliana. Tuttavia, i siti strategici del Negev non sono stati raggiunti dalle enormi bombe dei Pasdaran.
Domenica ad Arad una folla si è radunata intorno ai palazzi devastati dall’esplosivo iraniano. Sfollati che cercavano di recuperare qualche oggetto dalle case andate in fiamme, o tra le suppellettili volate fuori dalle finestre per la deflagrazione. ANSA – foto da X

