di Francesca Galici – La dittatura del pensiero unico all’universitĂ di Bologna non è una novitĂ ma il clima che si respira da qualche tempo all’interno dell’Ateneo sembra in rapido deterioramento. I tempi bui, a Bologna, sembrano tornati, come emerge dall’indagine condotta dalla Digos e relativa a un episodio verificatosi lo scorso 11 marzo, quando Azione Universitaria aveva organizzato un evento per il “sì” al referendum all’interno del plesso Belmeloro. Un evento che non solo non si è svolto ma a contorno del quale ci sono state anche botte e minacce da parte di uno dei collettivi di sinistra piĂą noti dell’Ateneo bolognese.
Già nel primo pomeriggio dell’11 marzo, la Digos era venuta a conoscenza di una contromanifestazione organizzata dal collettivo di sinistra per impedire lo svolgimento dell’evento di Azione Universitaria. Gli agenti a quel punto si sono avvicinati al luogo indicato, incontrando effettivamente la presenza di numerosi attivisti del collettivo i quali, con slogan urlati al megafono e per il tramite di una cassa acustica, hanno comunicato ai presenti che quel pomeriggio non si sarebbe svolta nessuna iniziativa afferente al referendum in quanto organizzata da un gruppo studentesco definito asseritamente “fascista”. A quel punto, in assenza delle necessarie condizioni di serenità , e in mancanza di una comunicazione adeguata alla governance dell’Ateneo, l’evento è stato annullato.
A quel punto, però, nel plesso Belmeloro si trovavano ancora studenti che vi si erano recati per assistere all’incontro per il “sì” al referendum e, come si legge nella nota diffusa dalla polizia di Stato, in sede di querela hanno riferito che sarebbero stati “bruscamente allontanati e portati all’esterno dell’Ateneo, accompagnati da urla e cori contro la presenza dei fascisti all’interno dell’Ateneo. In questi frangenti, uno degli studenti allontanati, sarebbe stato spinto, percosso e forzatamente condotto all’esterno dell’Università , nonché addirittura raggiunto da un pugno al volto che gli ha causato lesioni giudicate guaribili in 15 giorni dai medici”.
L’indagine della Digos ha portato al deferimento di 13 persone, la cui posizione è al vaglio con le ipotesi di reato di violenza privata, percosse e lesioni. Tutti i soggetti deferiti sono appartenenti al collettivo tranne uno, un uomo ben noto alle forze dell’ordine e militante in passato della sinistra extraparlamentare: sarebbe stato lui a sferrare il pugno.

