L’Iran degli ayatollah non è l’Iraq di Saddam Hussein e non è il Venezuela di Nicolas Maduro
di Costantino Ceoldo – È indubbiamente vero che le due nazioni sono diverse, totalmente e irrimediabilmente. Il Venezuela è una nazione giovane che ha vissuto a sovranità ridotta per gran parte della sua breve esistenza e lo ha pienamente dimostrato poco tempo fa non solo con il rapimento del suo legittimo presidente Nicolás Maduro da parte di Washington, rapimento realizzato con l’aiuto concreto di corrotti e traditori locali, ma anche con il suo comportamento nel dopo rapimento e da cui appare evidente come la situazione creatasi giovi anche a non pochi chavisti della prima ora e che si sono sempre dichiarati lealisti.
L’Iran invece è una nazione antichissima la cui vita copre un arco di più di mille anni di Storia e che, come centro di regni e imperi, ha dato all’umanità intera scienza, filosofia, medicina, poesia, teologia, misticismo sublime.
Si può quindi dire che i Venezuelani non sanno bene di essere un popolo. Gli Iraniani invece sì e questo sapere di appartenere ad una trazione millenaria è stato loro ben ricordatofino ad oggi proprio dalla rivoluzione khomeinista.
La figura dell’imam Khomeyni è più complessa di quello che si pensa in Occidente dove propaganda politica e grandi media hanno perfezionato con successo l’idea che Ruhollah Khomeyni fosse solo un vecchio uomo barbuto e dallo sguardo truce, bigotto, incapace di vero amore e assurdamente desideroso di precipitare la propria nazione in un medioevo religioso in cui le donne sono schiave domestiche ma dove anche gli uomini devono stare attenti se deviano dall’ortodossia stabilita. Ma è stato grazie alla rivoluzione islamica di Khomeyni se l’Iran è transitato dalla condizione di nazione al guinzaglio con lo scià Mohammad Reza Pahlavi nella parte di amministratore delegato pro temporedi Stati Uniti e Inghilterra a quella di nazione sviluppata che ha nuovamente rivendicato il diritto di decidere da sé il proprio destino.
Le condizioni di vita della popolazione sono sensibilmente migliorate rispetto ai tempi dei Pahlavi e dei loro padroni anglo-americani e nessuno ha impedito alla locale e immancabile borghesia compradora di continuare a ingrassarsi facendo affari e sputando sul piatto in cui mangia quotidianamente.
Certo, liberali e femministe griderebbero a gran voce contro (per esempio) il chador imposto alle donne iraniane e via discorrendo (sic). Ma lo farebbero da nazioni in cui le donne possono guadagnare molto denaro vendendosi su OnlyFans ed altre piattaforme simili, magari deridendo quelle altre donne che invece si ostinano a guadagnarsi da vivere in fabbrica o in ufficio. Lo farebbero da nazioni in cui il lavoratore è oramai ridotto spesso a strumento usa e getta, da pagare poco e da sostituire a breve con l’intelligenza artificiale. Lo farebbero da nazioni in cui le élite (sic) si chiedono pubblicamente, e senza timore di essere punite, che cosa fare dei poveri, definendolial contempo degli “inutili mangiatori†come è successo a Davos qualche anno fa.
Soprattutto lo farebbero da nazioni in cui l’aver reso pubblici i file di Epstein ha scoperchiato un inferno di disumanità ma non ha ancora avviato la necessaria serie di inchieste giudiziarie volte a punire gli orrendi crimini che Epstein e i suoi padroni hanno realizzato restando,anche loro, finora impuniti.
Bisognerebbe quindi essere molti prudenti nel giudicare i difetti inevitabili della Repubblica islamica, condannata in partenza dalla propaganda occidentale perché intrinsecamente ostile alla degenerazione dell’occidente collettivo che,con i suoi molti pesi e molte misure continuamente adattati, persegue i propri interessi e a quelli dei propri alleati e padroni, palesi o occulti che siano.
Le cose vanno,invece, diversamente e la concentrazione di forze americane nel medio oriente ci dice che i negoziati tra Washington e Teheran a Ginevra sono molto probabilmente solo l’intermezzo necessario a completare gli schieramenti così che Trump possa terminare il lavoro iniziato l’anno scorso da Israele e mantenere fede alla promessa fatta agli ebrei per essere rieletto.
Non è facile predire come evolverebbe un attacco americano all’Iran. Di certo sappiamo che il Pentagono ha usato l’IA Claude di Anthropic per la preparazione del rapimento di Nicolás Maduro e se ne è vantato pubblicamente.
Claude avrà quindi elaborato vari scenari anche nel caso iraniano e avrà presentato un ventaglio di soluzioni ottimali al cui confronto l’avventura venezuelana deve sembrare una passeggiata: ce lo dice la concentrazione stessa di forze statunitensi nell’area e ci dice anche qualcosa sul terrore panico di Donald Trump di finire incastrato in una carneficina di forze americane a colpi di missili ipersonici iraniani, a pochi mesi dalle elezioni di mezzo termine nel novembre 2026.
L’azzardo di The Donald è notevole ma Israele vuole la distruzione dell’Iran e l’addomesticamento di quello che ne rimarrebbe, così da poter governare su tutto il medio oriente attraverso il caos organizzato e impedirela nascita di nuovi attori regionali che possano mettere Tel-Aviv in discussione.
La caduta di Damasco e la successiva, inevitabile, trasformazione della Siria in un Caosthan sono stati un duro colpo per la Russia che ha perso sia un tradizionale alleato che spazio di manovra nel Medio Oriente. La caduta di Teheran e la distruzione dell’Iran sarebbero un colpo ancor più grave per il Cremlino, se non altro per vicinanza ai confini Russi di un Iran in mano occidentale. Sarebbe un duro colpo anche per la Cina che conta sul petrolio iraniano.
Soprattutto, la sconfitta di Teheran confermerebbe una volta di più che l’Occidente collettivo è invincibile e che può stritolare tutti i suoi oppositori, non importa quanto tempo sia necessario. Il contagio mentale dovuto ad un simile confermato convincimento avrebbe effetti devastanti per l’intera umanità . Tuttavia, l’Iran degli ayatollah non è l’Iraq di Saddam Hussein e non è il Venezuela di Nicolas Maduro. E non è nemmeno quello degli scenari cibernetici di Claude.

