Un anno e tre mesi di carcere. Martedì 13 gennaio è terminato con una condanna a questa pena il processo di primo grado per il cardiochirurgo accusato di omicidio colposo e falso ideologico per la morte di Carla Raparelli. A 71 anni, questa donna torinese perse la vita il 9 marzo 2023 a causa di una trasfusione di sangue sbagliata (la sacca sarebbe stata destinata in realtà a un altro paziente), avvenuta nella clinica privata Maria Pia Hospital, in strada comunale di Mongreno.
La denuncia della collega
La vicenda giudiziaria era iniziata con la denuncia di un’anestesista, che si era accorta che la sacca trasfusa alla donna non era destinata a lei. Raparelli aveva ricevuto sangue del gruppo B+, mentre quello destinato a lei era del gruppo 0+. Pare, inoltre, che la vittima non avesse bisogno di alcuna trasfusione. Era entrata in clinica per sostituire delle valvole al cuore otto anni dopo un precedente intervento cardiaco. I suoi familiari, rappresentati dall’avvocato Fabrizio Bonfante, sono stati risarciti dalla struttura.
Il medico non era presente
Al momento della trasfusione, il medico imputato non era presente, anche se avrebbe dichiarato la propria presenza su una cartella clinica (per questo è accusato di falso). C’era, invece, un’infermiera, che è già uscita dal processo patteggiando una pena di un anno e quattro mesi di reclusione. Difeso dagli avvocati Cosimo Maggiore e Gian Maria Nicastro, il cardiochirurgo ha sostenuto di non avere avuto responsabilità nell’errore.
Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore Giorgio Nicola, che aveva chiesto di condannare il dottore a due anni di reclusione.
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