Le follie woke dell’Ue sono ormai all’ordine del giorno ed hanno stufato
di Massimo Balsamo – Come raccontato da Francesco Giubilei sul Giornale oggi in edicola, Bruxelles ha inviato un documento al governo del Kosovo che prevede l’obbligo di adottare un lessico woke. Un vero e proprio diktat, in ballo c’è l’ingresso nell’Unione. E quindi stop a termini come “marito e moglieâ€, “uomo†e “patriaâ€, meglio optare per alternative più inclusive. Il nadir del buonsenso. Ma c’è chi non resta in silenzio.
Non si è fatta attendere la reazione di FdI e del gruppo Ecr. “È l’apoteosi dell’ideologia woke travestita da istituzione: come denuncia l’amico Francesco Giubilei sul Giornale, un documento impone ai Paesi che vogliono entrare nell’Ue di abbandonare termini come ‘marito e moglie’, ‘padre e madre’, ‘signori e signori’, ‘patria’” l’affondo di Carlo Fidanza, capodelegazione del partito di Giorgia Meloni al Parlamento europeo:
“Obbligatorio, insomma, il lessico woke, con tanto di benedizione delle Nazioni Unite. E con un progetto costato 1.5 milioni di euro, il ‘Gender Equality Facility’, pagato naturalmente dai cittadini europei. Queste follie hanno stufato“.
La notizia sta facendo discutere in rete. E le critiche a Bruxelles sono parecchie.
“Poveri soldi nostri” l’amaro commento di un utente di X. E c’è anche chi rilancia: “Nella mia amministrazione pubblica ci sono corsi OBBLIGATORI di linguaggio inclusivo PREGNI DI IDEOLOGIA WOKE. Ci formattano il cervello!”. Insomma, le polemiche sono all’inizio.
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