Referendum, Anm non bada a spese: 500mila euro per il No

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Per l’organismo che rappresenta le toghe questa battaglia è vitale e non si può perdere

Di Anna Maria Greco – Basteranno i 500mila euro stanziati o si arriverà al milione? L’Anm non bada a spese per far vincere il No al referendum di primavera sulla separazione delle carriere. Per la campagna informativa, che presenta la riforma costituzionale come un attentato a indipendenza e autonomia delle toghe, il Comitato direttivo ha già deliberato in autunno una spesa enorme, ma potrebbe raddoppiare. Se ne parlerà forse nella prossima riunione del vertice del sindacato delle toghe, il 17 gennaio, che ha all’ordine del giorno: programmazione delle iniziative referendarie e finanziamento.

Come si arriva allo stanziamento di 500mila euro?

Manifesti, cartelloni, depliant, spazi pubblicitari sui media, eventuali costosi spot tv e ogni genere di spesa relativa alla comunicazione delle ragioni del No vengono finanziati, come ha spiegato dettagliatamente Il Dubbio, con soldi già messi a bilancio. Il patrimonio dell’Anm è costituito dal contributo dei soci, oltre che da eventuali legati e donazioni e da qualche mese è aumentata la quota di iscrizione dei magistrati, da 10 a 15 euro al mese. Il Fatto Quotidiano, ha fatto i conti e questa cifra, moltiplicata per i circa 9mila soci, porterà oltre 500mila euro in più all’anno nelle casse dell’Anm. Questo, è stato spiegato, per finanziare investimenti per la comunicazione referendaria e per aggiornare la cifra, rimasta la stessa dal 2002, quando si è passati dalla lira all’euro.

Per l’organismo che rappresenta le toghe questa battaglia è vitale, non si può perdere. E l’Anm sarebbe pronta a investire altri 500mila euro per evitare che la riforma spazzi via le correnti, introduca il sorteggio per gli eletti al Csm e crei due carriere per giudici e pm. L’associazione non paga la sede nel Palazzo della Cassazione, deve far fronte solo agli stipendi di un paio di segretarie e di un addetto stampa esterno e tutto ciò che ha lo destina alla campagna del No.

Le correnti di sinistra, raccontano, avrebbero voluto lavorare anche con comitati diversi da quello dell’Anm, a incominciare dal fronte della potente Cgil, ma la moderata Magistratura indipendente si è opposta. “Abbiamo messo un paletto – spiega un dirigente di Mi -, quello di non ricevere contributi da nessun soggetto esterno all’associazione, sarebbe pericolosissimo”.

Dunque, le quote di tutti gli associati all’Anm finanzieranno la battaglia contro la riforma. “Mi chiedo – osserva Enrico Costa, vicepresidente azzurro della Commissione Giustizia della Camera – se i magistrati, e sono tanti, favorevoli accettino di buon grado che le loro quote associative vengano destinate ad una finalità opposta alle loro convinzioni. E poi, i comitati per la propaganda referendaria sono soggetti politici, come i partiti, avranno in tv gli stessi spazi. I partiti sono soggetti ad una disciplina rigorosa per i contributi che ricevono, l’Anm farà conoscere le modalità delle sue spese per il comitato?”.

Il presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto, ribatte che il loro Comitato Sì Separa “conduce la campagna referendaria con 4 spicci” e che ha sbagliato chi “finora ha fatto passare l’Anm non per l’associazione privata che è, ma per un’istituzione che può confrontarsi alla pari con le altre”.
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