Medico gettonista “furbetto” condannato a restituire 28mila euro

medico a processo

Ancona – Un curriculum “volutamente incompleto”, 35 turni al Pronto soccorso, oltre 28 mila euro incassati e zero autorizzazioni

Medico licenziato e la Corte dei conti lo condanna anche a restituire tutto il compenso percepito come “gettonista”. È così che si chiude la storia di un dirigente medico 64enne di Jesi, in servizio presso il dipartimento di emergenza-urgenza della zona dal 2008, già licenziato dall’azienda sanitaria, e ora condannato a restituire 28.154 euro per aver lavorato come medico “a gettone” in violazione delle regole del Servizio sanitario pubblico. Non una svista. Non un equivoco.

Turni da mille euro mai comunicati all’azienda sanitaria

Tra luglio 2022 e maggio 2023 il medico ha svolto incarichi extra istituzionali, non autorizzati e non autorizzabili come medico “gettonista” nei pronto soccorso degli ospedali marchigiani di Senigallia e San Benedetto del Tronto e di Osimo, quest’ultimo facente capo all’Inrca. Non come dipendente pubblico, ma per conto di società private che fornivano personale sanitario alle strutture pubbliche attraverso contratti di esternalizzazione. Turni da 12 ore, pagati oltre mille euro ciascuno mai comunicati all’azienda sanitaria di appartenenza. E soprattutto mai autorizzati. Anche scegliendo un rapporto di lavoro non esclusivo, infatti, un medico del Ssn non può svolgere attività professionale per strutture private convenzionate. È vietato. Senza eccezioni. E qui il divieto è stato ignorato.

Nel curriculum avrebbe omesso di essere ancora un dipendente pubblico

Inoltre, per ottenere gli incarichi dalle società private, il medico avrebbe presentato un curriculum non aggiornato, omettendo il fatto di essere ancora un dipendente pubblico. Un curriculum “volutamente incompleto, in quanto veniva taciuta la persistenza del rapporto lavorativo di pubblico impiego, che era all’epoca in vigore con l’Ast di Ancona”. Una scelta che, scrivono i giudici, è “emblematica della malafede”. Non basta. In uno dei contratti firmati con una delle società private era previsto esplicitamente l’obbligo di non intrattenere rapporti lavorativi con aziende sanitarie pubbliche. Vincolo ignorato anche quello.

Per la Corte dei conti il problema sono i soldi

A questo punto la difesa ha provato a spostare il piano della discussione: i turni, è stato sostenuto, venivano svolti nel tempo libero, senza ridurre l’impegno nel servizio pubblico. Ma per la Corte il problema non è se il medico abbia lavorato bene o male. Il problema sono i soldi. In parole semplici: anche se i turni sono stati realmente svolti, quei compensi dovevano essere restituiti all’azienda sanitaria, non trattenuti, integrando così un danno da mancata entrata. Da qui l’obbligo di restituzione: quando un dipendente pubblico svolge un’attività esterna senza autorizzazione o addirittura vietata, non può tenere il compenso.

Dopo le indagini della Guardia di Finanza, l’azienda sanitaria ha disposto il licenziamento con preavviso. Ma per la Corte dei conti non basta. Niente sconti: 28.154 euro da restituire, più interessi e rivalutazione.
www.ilrestodelcarlino.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *