Fallisce Ynsect, azienda francese che lavorava insetti per consumo umano

pasta con insetti

Il crollo di Ynsect non è un caso isolato. Solo nel 2025 diversi importanti gruppi insetticoltori sono falliti

150 operai francesi si trovano sul lastrico perché diversi gruppi di capitali hanno scommesso su un settore sconosciuto, lasciandosi convincere da 770mila euro di sovvenzioni della città metropolitana di Amiens e da una struttura di top manager prestigiosi anziché da solidi principi di logica ed economia.

Lunedì 1° dicembre, il Tribunale Commerciale di Evry ha ufficialmente posto in liquidazione la società Ynsect, proprietaria del marchio Spryng e dell’impianto produttivo di Poulainville. I giudici hanno stabilito che l’azienda, specializzata nella lavorazione di insetti destinati al consumo umano e animale, non ha fornito sufficienti garanzie finanziarie per proseguire la sua attività. Ciò, nonostante l’azienda sia diretta dall’ex direttore generale del colosso energetico Engie, l’indiano Shankar Krishnamoorthy, e abbia ottenuto 372 milioni di dollari, di cui una parte da Bpifrance, la banca d’investimenti pubblici francese.

Il crollo di Ynsect non è un caso isolato. Solo quest’anno diversi importanti gruppi insetticoltori hanno fallito: la danese Enorm Biofactory, la canadese Aspire Food Group, Alpha Chitin definita fiore all’occhiello della chimica verde francese, la sudafricana Inseco (colpa la crisi energetica). La francese Innovafeed, proprietaria dell’allevamento di insetti più grande al mondo, ha sospeso il suo stabilimento statunitense per 18 mesi.

Il fallimento di Ynsect era prevedibile? Da un’analisi indipendente sembrerebbe che la causa fondamentale del fallimento sia stata una crescita troppo ambiziosa in un contesto estremamente incerto. Nel 2023, l’azienda avrebbe generato 5,8 milioni di euro di fatturato, di fronte ad un indebitamento di 104 milioni di euro. In altre parole, i supermanager hanno tentato di gestire una startup di nicchia come se fosse una multinazionale consolidata, costruendo così il proverbiale colosso di bronzo con i piedi di argilla citato nella Bibbia.

Ma il problema fondamentale dell’insetticoltura rimane: le proteine di insetti costano dalle 2 alle 10 volte di più rispetto alla soia o alla farina di pesce. I business plan prevedevano di trasformare gli scarti alimentari dal costo nullo in proteine sostenibili di altro valore. Tuttavia, a causa di normative, logistica e instabilità nutrizionale, Ynsect ha finito per utilizzare gli stessi sottoprodotti dei cereali dei mangimi animali, aumentando così i costi anziché ridurli e indebolendo la narrativa sul cambiamento climatico e la sostenibilità ambientale.

Tratto da https://agronotizie.imagelinenetwork.com

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