Milano, picchiato a sangue dai “body guard” delle borseggiatrici

Milano, picchiato a sangue dai "body guard" delle borseggiatrici

di Valentina Dardari – Dennis è uno degli “angeli custodi” di tutti coloro, stranieri e non, che a Milano utilizzano la metropolitana e i mezzi Atm. Ha 20 anni e, quando termina di lavorare al supermercato Eurospin, invece di andare a divertirsi come fanno molti ragazzi della sua età, si ritrova con altri suoi coetanei a bordo dei treni per avvertire i viaggiatori della presenza di borseggiatori, soprattutto donne, alcune di queste spesso incinte. Verso le 17 di domenica pomeriggio Dennis, mentre si trovava presso la fermata Duomo, è stato selvaggiamente picchiato con calci e pugni dalle “guardie del corpo” di alcune borseggiatrici. Dopo essere andato all’ospedale Fatebenefratelli ne è uscito con una prognosi di 30 giorni. Noi de ilGiornale.it lo abbiamo contattato per farci raccontare esattamente cosa sia successo.

Buongiorno Dennis, come stai?
“Insomma, in questo momento sono al Policlinico perché mi sono sottoposto a una visita di chirurgia maxillo-facciale. Ho una microfrattura del ramo mandibolare e mi hanno appena detto che dovrò essere operato. Praticamente ho la mascella rotta e mi dovranno mettere una placca piccola dietro l’orecchio, quindi con la barba non si vedrà. Adesso non riesco a muovere la parte sinistra del viso”.

Hai molto dolore?
“Tutto sommato pensavo peggio, sono anche riuscito a dormire questa notte. Mi hanno rotto un dente, lo stesso che mi avevano già rotto in passato e che avevo ricostruito. Adesso lo dovrò ricostruire per la seconda volta”.

Esattamente cosa è successo?
“Ero con Matthia in metropolitana quando ci siamo accorti della presenza di alcune borseggiatrici. Come facciamo di solito abbiamo avvisato gli altri passeggeri e loro sono scappate nelle prime carrozze. In particolare io ho avvisato una signora che stava per essere derubata e che ho visto essere in difficoltà. Alla prima fermata sono scese, perché disturbate da me, e sono sceso anche io. Loro sono andate nello stesso punto dove vanno sempre, sulle scale per andare in direzione San Donato”.

E tu le hai seguite?
“Io sono andato verso Rho Fiera-Bisceglie, nel corridoio dove ci sono le macchinette per fare i biglietti. In quel punto ci sono anche le telecamere. A un certo punto mi sono trovato davanti un gruppetto di uomini che prima mi ha buttato per terra e poi mi ha iniziato a picchiare”.

Ma chi erano? Li avevi già visti?
“Erano tre uomini e una donna. Perché adesso le borseggiatrici girano con quelli che loro stesse chiamano i loro bodyguard. Sì li conosco. La ragazza è una mia vecchia conoscenza, Salomeia, nota alle forze dell’ordine grazie alle nostre segnalazioni, che aveva partecipato anche alla mia aggressione dello scorso aprile. Uno dei ragazzi è suo fratello, e gli altri due uomini sono già noti alla polizia”.

Le forze dell’ordine cosa dicono?
“Oggi ho parlato ancora con la polizia locale, e uno di loro in borghese, che spesso è in metropolitana per controllare la situazione, mi ha detto che adesso dovrebbero provare ad arrestarli. Io oggi andrò a sporgere denuncia, poi mi faranno vedere sei foto e io dovrò dire se tra quelle foto riconosco i volti dei miei aggressori”.

Non ti hanno rubato nulla durante il pestaggio?
“No, niente. Avevo un deodorante in tasca perché ero appena uscito dal lavoro e mi ero rinfrescato. Ho usato il deodorante per cercare di difendermi e sono riuscito ad allontanare uno di loro, quello più robusto diciamo. Poi sono arrivati gli uomini dell’Atm, i soccorritori e la polizia, e mi hanno aiutato. Mi hanno portato in ospedale e mi è stato messo il collare perché mi faceva male anche il collo. Sempre l’ospedale mi manderà anche dal dentista per mettere tutto a posto”.

Hai 20 anni, lavori, perché il pomeriggio vai in metropolitana a rischiare la vita? Cosa ti spinge a farlo, invece di andare a divertirti con i tuoi amici?
“Perché la polizia e la security hanno le mani legate. Non possono neanche arrestare le borseggiatrici. Stanno cercando in qualche modo di risolvere la situazione, sempre che ci riescano. Io non riesco a girarmi dall’altra parte. Ieri, per esempio, ho visto quella signora che stava per essere derubata e mi sono messo in mezzo per aiutarla. Non so perché, mi sento di fare così. Voglio tentare di aiutare Milano, una città che in questo momento sicura non è”.
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