Covid, la perizia di Crisanti su Alzano

Crisanti mascherine di stoffa

E’ di un range tra le 2mila e 4mila vittime che si sarebbero potute evitare se fosse stata applicata tempestivamente la zona rossa nel Bergamasco, quello ipotizzato, a quanto si e’ saputo, nella relazione del professor Andrea Crisanti. Si tratta di un stima, sempre a quanto si e’ appreso, basata sul metodo relativo alla ipotetica progressione del virus da Stefano Merler, consulente del Comitato tecnico scientifico.

Nel documento vi sarebbe un’articolata ipotesi delle vittime evitabili, giorno per giorno, da quando si ebbe conferma dei primi casi di diffusione del coronavirus nel nostro Paese. Crisanti oggi aveva parlato di 6mila vittime nel Bergamasco in rapporto a un milione di abitanti.

Perizia di Crisanti

“Al primo caso Covid positivo” registrato in Italia a Codogno il 20 febbraio 2020 “all’interno dell’ospedale di Alzano Lombardo erano quasi cento i positivi: con 100 casi significa che la maggior parte delle persone si era già infettata” ha inoltre detto Crisanti a LaPresse dopo aver depositato la perizia, precisando che i cento contagi erano “tra operatori sanitari e pazienti”.

Secondo il Giornale, “dal colloquio con il procuratore Antonio Chiappani, riguardo l’elaborato di una novantina di pagine con circa 10mila pagine di allegati, sono emerse diverse criticità, ora al vaglio dei magistrati. «Non è detto che una criticità sia per forza penalmente rilevante», ha osservato Crisanti”.  affaritaliani.it

Accertamenti condotti da un consulente hanno evidenziato che prima del 20 febbraio c’erano già almeno 100 casi di coronavirus. Un dato confermato dallo stesso Crisanti: “Questo lo posso dire perché è già stato detto dalla Procura: quando si verificò il primo caso all’ospedale di Alzano c’arano già circa cento contagiati“.

Condividi