Ema vuole riutilizzare vecchi farmaci: “Risparmi per la lotta al cancro”

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Un aiuto dal passato. Si chiama “drug repurposing”, che, tradotto in soldoni, vuol dire “rispolverare” farmaci già disponibili per uso clinico e attribuire loro una nuova missione. Su questa strategia vuole puntare anche l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che con i direttori degli enti regolatori nazionali, tra cui la nostra Aifa, sta lanciando un progetto pilota per sostenere il riutilizzo dei medicinali già disponibili sul mercato per curare determinate malattie, ma che potrebbero servire, con risparmi notevoli per pazienti e casse pubbliche, nei trattamenti di altre patologie. Per esempio il cancro.

Non a caso, l’iniziativa dell’Ema è stata salutata con favore da organizzazioni come l’Anticancer fund: “Riteniamo che il riutilizzo dei farmaci esistenti offra un modo sicuro, efficace e conveniente per aumentare le opzioni di trattamento dei pazienti – si legge in una nota dell’organizzazione – Abbiamo seguito la ricerca in questo campo e abbiamo elencato farmaci non cancerogeni con prove pubblicate di effetti antitumorali . Oggi questo database contiene più di 300 farmaci che possono essere ulteriormente studiati nella ricerca clinica” per combattere il cancro.

Risparmi per la lotta al cancro

“Di norma – spiega sempre l’Anticancer fund – scoprire e portare sul mercato un nuovo farmaco richiede dai 12 ai 15 anni e richiede un budget da 1 a 2 miliardi di dollari. Il riutilizzo dei farmaci ha il potenziale per ridurre sia i tempi che i costi poiché i dati esistenti su come un farmaco può essere utilizzato, compresi i dati sulla sicurezza e sulla tossicologia, riducono la necessità di fasi iniziali della scoperta di farmaci, come la necessità di sperimentazioni sulla sicurezza”.

Ecco perché l’Ema tiene a sottolineare come questa iniziativa miri a supportare gli esperti di organizzazioni senza scopo di lucro e mondo accademico impegnati a raccogliere o generare prove sull’uso di un farmaco “affermato” con una nuova indicazione, al fine di ottenere l’autorizzazione formale per questo nuovo uso da un’autorità regolatoria. E’ un modo, spiega l’Ema, “per mettere a disposizione dei pazienti nuove opzioni di trattamento”.

Come parte del progetto pilota, l’Agenzia europea e quelle nazionali forniranno supporto normativo e consulenza scientifica per aiutare i promotori di iniziative di repurposing a generare un pacchetto di dati sufficientemente robusto da supportare una futura applicazione da parte di un’azienda farmaceutica.

Una premessa è d’obbligo: il riutilizzo dei farmaci per Covid-19 non rientra nell’ambito di questo progetto pilota, chiarisce l’Ema. I medicinali candidabili devono soddisfare precisi criteri, come contenere un principio attivo ben consolidato ed essere fuori dalla protezione brevettuale. Al centro del progetto verranno messe le patologie per le quali attualmente non ci sono trattamenti autorizzati o ce ne sono pochi, o condizioni che sono associate a un’elevata morbilità e mortalità nonostante le cure disponibili.  https://europa.today.it

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