Covid, Pregliasco: “Vaccinare anche i bambini appena nati”

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“in questo momento, considerando anche la variante Delta, ritengo che bisogna vaccinare anche i bambini appena nati”

di Alberto Maggi – “Registriamo un calo dei contagi ma non sufficiente per azzerare il rischio”, spiega ad Affaritaliani.it il virologo Fabrizio Pregliasco, membro del Cts della Lombardia e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano, rispondendo alla domanda se la terza dose di vaccino contro il Covid-19 sarà solo per gli anziani e i più fragili o per tutta la popolazione.

“Dipenderà dall’andamento epidemiologico, partiamo dai più deboli e dagli over 80 insistendo per rafforzare le categorie maggiormente a rischio. Poi vedremo in inverno se estendere a tutti la terza dose”. Pregliasco poi aggiunge: “Può darsi che a gennaio e a febbraio faremo la terza dose per tutti, poi per qualche anno ci sarà l’esigenza di un richiamo e diventerà come per l’influenza. La pandemia va vista come un sasso gettato nello stagno e quindi va a digradarsi nel tempo”.

Quando saremo fuori definitivamente dall’emergenza Covid? “Non si sarà una fine, ma tra due anni diventerà una endemia tollerabile come l’HIV, che in Italia registra circa dieci positivi al giorno. Per l’AiDS non esistono cure per guarire ma ci sono terapie che consentono di allungare la vita con una sopravvivenza buona anche se bisogna assumere molte pastiglie”.

Vaccinare anche i bambini appena nati

Quanto alle cure per il Covid, “stanno dando buone risultati, ci sono circa 8mila soggetti trattati con gli anticorpi monoclonali ma anche con gli immunostimolanti. Probabilmente in futuro queste cure saranno sempre più efficaci”. Infine Pregliasco, rispondendo alla domanda sui bambini under 12, spiega: “Sono in corso studi, ma in questo momento, considerando anche la variante Delta, ritengo che debbano essere vaccinati tutti, anche i bambini appena nati. Di qualsiasi età. Nei giovani, ad esempio, si vedono effetti di long Covid e in alcuni casi la sindrome infiammatoria multisistemica come una sorta di malattia di Kawasaki. L’1% dei giovani finisce in ospedale. Insomma, non è una passeggiata nemmeno per i giovani”.

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